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mercoledì, 23 aprile 2008
gallina
Ben ma chi è che arriva al mio blog cercando "pentola a pressione"?
Mi diverto a guardare i refferers al mio blog: imparo sempre qualcosa. Per esempio ho trovato i test delle pentole a pressione, ed ho scoperto di aver una pentola a pressione pessima, secondo questo test. Eppure son dieci anni che la uso con risultati ottimi.

Pentola a pressione, grandissima invenzione! Perchè non l'han già usato per uno slogan da una manciata di euro?
Forse perché è decisamente banalotto? Almeno come "grande pennello, pennello grande?"

Guardo di qua e di là e trovo anche la mia gallina contaminuti in web su un sito grazioso con ricette anche per la pentola a pressione.

La mia gallina contaminuti (che è quella qui sopra) è una gallina particolare. Sotto i dieci minuti non suona. Lei ticchetta sì, ma non suona. Pigola ma non chioccia. S'ha da andare ad orecchio: quando smette di pigolare son passati i minuti impostati.
Lei è per le grandi imprese, le robe svelte, quelle troppo facili, le snobba. Una gallina da brasati, non da ovetti sodi. Ostracismo della gallina? Potrebbe anche essere.
S'è montata sicuramente la cresta, la colpa è nostra per averla antropomorfizzata.

Non si dice "mi metti il timer?" ma "avverti la gallina che...?" Intanto la gallina si avverte, se poi lei non avverte me che sto facendo da mangiare è un'altra impresa. Per il riso in pentola a pressione però, non c'è gallina che tenga. Quello lo si deve sentire "a naso". Il riso cotto fa un odorino particolare. Quando senti quello è pronto.


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giovedì, 03 gennaio 2008
Francesca pakoraOggi, per cena, mi faccio i Falafel: perché son buoni, perché son brava, perché mi piacciono e me li merito!
Il frigo l'impasto riposa. E' una ricettina che vi consiglio, un po' impegnativa come tempi, ma dal risultato notevole che potrete trovare qui
posate Falafel posate

Li preparo approfittando del fatto che ho pronto l'olio per frittura: ierisera abbiamo fatto i Pakora: uno sfiziosissimo corasonpiatto indiano-pakistano-bengalese del quale, però, non ho mai postato la ricetta.
Rimedio subito!!

Ingredienti
  • qualsiasi verdura tu voglia cucinare, precotta giusto quel tanto che mantenga la cottura in olio, ma prova a lasciare le verdure al crudo e assaporerai nuovi, intensissimi ed inaspettati gusti
  • farina di ceci (besam), trovabile oramai dappertutto [eventualmente comperarla negli Asian Shop]
  • acqua, olio per friggere (arachidi o sesamo) e spezie a piacimento: dalla curcuma, che gli conferisce un colore doratissimo, al garam masala, magari addizionato con qualche chiodo di garofano, al coriandolo al cumino, immancabili,  aglio o assafedita, trovando la seconda, sale e pepe d'ordinanza: combinazioni tutte da provare [preferibile comperarle negli Asia Shop, costo inferiore qualità superiore]
  • Piacendo il gusto un po' acido: un po' di succo di limone

Procedimento

Preparate la pastella con la farina di ceci (io mi regolo così: una tazza e mezza per mezza - o un pochettino di più - tazza d'acqua) le spezie il sale aggiustato e il pepe. La pastella deve aver una consistenza media: la solita consistenza della classica pastella per far frittura.
Tuffate le verdurine dentro e lasciatele lì fintantoché non si scalda l'olio da frittura (su alcuni libri ho trovato anche la cuttura sul ghee). Ierisera avevamo a disposizione solo zucchine e carote, ma fantastiche son con cavolfiore, broccoli, melanzane, cipolle (ad anelloni magari)
Tuffare le verdure nell'olio bollente (non troppe: devono stare comode e girarsi facilmente) e rigirandole attendere diventino di un bel bruno dorato. Avendo quel trabiccolino bucherellato che, una volta chiuso lo si immerge nell'olio per fare le fritelline, si deve usare.
Son pronte, mangiatele calde: son deliziose.
Cutney (salsa) d'accompagnamento? Varie, dal tamarindo alla salsa alla menta e yogurt.

«Lascia dormire il futuro come merita: se lo svegli prima del tempo, otterrai un presente assonnato» (F.Kafka)


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giovedì, 13 dicembre 2007

 



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venerdì, 16 novembre 2007
Per una curiosità di Elena.

Non mi ricordo nemmeno in che post parlassi delle tecniche di cottura dei cibi per rendere questi più yin o più yang, ma Elena é da un po' che me lo chiede. Ora risponderò sperando d'essere esauriente e - magari - di incuriosire qualcun'altro sulle tecniche di cottura.

Per Yanghizzare o Yinghizzare il cibo esistono più accorgimenti (ovviamente se rendere Yang o Ying un cibo dipenderà sia dalla stagione, che dalla temperatura o dalle condizioni fisiche nelle quali ci si trova), le più semplici sono:

  • La durata della cottura: più a lungo cuoci, più forte sarà l'effetto yanghizzante sul cibo (per esempio puoi portare la pentola a raggiungere la pressione lentamente e attendere che la pressione cali prima di aprirla).
  • Grandezza della fiamma: un fuoco molto grande sotto la pentola Yanghizza di più di un fuoco piccolo (al minimo).
  • Uso della piastra rompifiamma: (io preferisco la piastra in ghisa) Attrezzo indispensabile per trasformare parte del fuoco in calore più Yin (in macrobiotica vengono del tutto sconsigliate piastre elettriche, forni a micronde e forni elettrici; il gas e il carbone non sarebbero adatti poiché questi tipi di cottura risultano troppo Yin, molto poveri di energia: il cibo si cucina sì, ma perde il KI, non potendo fare un fuocherello di legna e paglia in cucina accontentiamoci del metano con piastra in ghisa)
  • Spessore delle pentole: (meriterebbe un capitolo a sè il materiale delle pentole; l'alluminio è assolutamente sconsigliato, figuriamoci il teflon, nemmeno preso in considerazione; consigliati, piuttosto, vetro e terra, appena tollerato il rame) più lo spessore del fondo è grande più il fuoco viene diaframmato e trasformato in calore. La pentola a pressione rende il cibo Yang comunque.

Inoltre è importante saper dosare il fuoco se si cucina per un bambino: il bambino è un uomo concentrato che deve crescere ed espandersi sia fisicamente che intellettualmente. Portare a bollore le verdurine e le zuppe con una piccola fiamma e con una pentola adeguata alle proporzione dei suoi pasti, lo farà crescere in modo armonico, proporzionato e sarà un bambino molto più tranquillo.

I broccoli surgelati e ricotti, bolliti in preparazione in calderoni enormi, generano mostri!

Assolutamente raccomandabile l'uso degli attrezzi di legno, dei coltelli da verdure (vai a vedere il mio caddie qui) delle bacchette, del suribachi e delle mille altre diavolerie che trovi per i negozi di alimenti biologici e macrobiotici
Un capitolo a sé meriterebbero tutti i tagli tradizionali orientali.

Una questione di maniacalità per loro e dì fascino per l'oriente per noi?
Ben ma son da provare prima, poi se ne potrò anche discutere.

Koguchigiri Koguchigiri Mijingiri Yokogiri

Nanamegiri Sengiri Shiraganegi Kazarigiri
 
Siti da consultare



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venerdì, 15 giugno 2007
Ricettina utile utile per mia cugina Kappa che deve integrare con proteine vegetali le proteine animali... 'sti vegetariani! kappa: la meglio di tutte!

Falafel

  •  Ammollare per 24 ore un bel sacchettino di ceci (oppure comporre metà ceci e metà fave, non ho ancora provato però) o prenderli ben che cotti.
  •  mezza cipolla tritata, carotina, un bel mazzetto di prezzemolo, aglio quanto basta e a gusto
  •  2 cucchiaini di coriandolo e un cucchiaino di cumino passati al mortaio
  •  se l'intestino non entra in rivolta: mezzo peperone
sperimentabili curcuma paprika e quant'altro



Foto: Francesca ed Andrea
Soggetto: preparato per falafel pronto da mettere in frigo e
falafel con riso selvatico cotto al vapore


Dopo averli lasciati in ammollo, cuocerli. Io ho fatto l'errore di non farlo con la pentola a pressione, cosicché mi son andate via due ore di bollitura con conseguente effetto hammam della cucina (ho capito la cucina orientale, ma l'effetto non era previsto). Un mio vecchio appunto nei miei chiosatissimi libi di cucina dice "pentola a pressione 1/2 ora", ma prendilo per un valore piuttosto indicativo.
Scolare e togliere le bucce. Procurarsi qualcosa sul quale meditare o trovare una buona stazione radio: è un lavoro piuttosto lungo.
Prendere tutti gli ingredienti e frullare insieme in modo abbastanza grossolano. Aggiustare di sale e pepe e spezie a gradimento.
Riporre in frigo per almeno un'ora.

Una volta ritirato il composto dal frigo formare delle polpettine (eventualmente aiutarsi, per amalgamare, con un po' di farina).
Dorare le polpettine in olio di girasole per immersione (ma proverò anche in padella e in forno, poi ti dirò) per quattro minuti.
Servire, con salsa tahina (eventuale)

 



Commento postumo del 15 giugno

Ho provato il misto fave e ceci, molto buono, da provare. Ho inoltre controllato i tempi delle pentola a pressione: mezz'ora dopo il fischio e lasciar calare naturalmente la pressione (forse, per chi non cucina sulla piastra in ghisa, un paio di minuti in più).
Ovviamente, con 'sto caldo, non mi son messa a tentare di cucinarle al forno, le ho fatte in padella. Preferisco il risultato per immersione sicuramente.

Secondo la cucina macrobiotica: cucinare con la pentola a pressione mandando a fischio a fiamma alta e freddare la pentola per aprirla oppure togliere il vapore non attendendo il suo calo naturale, produce alimento yin; portare la pentola a pressione a fuoco dolce e lasciando cadere il vapore naturalmente, produce alimento yang.


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venerdì, 15 giugno 2007
Mh, mh: sto eradicando (termine medico usato all'uopo e piuttosto inquietante) un helicobacter pylori, a suon di antibiotici (due tipi di antibiotici, due somministrazioni giornaliere, per sette giorni: sono al secondo giorno e son ben che sfinita), sperando sia lui l'artefice, o quanto meno il concorrente, della mia gastrite. Nonostante le pastiglie le soluzioni e le pastigliette 15 minuti prima, 15 dopo e inframezzo, son qui a tener buona, non la gastrite, bensì la colite conseguente, a suon di cucchiaiate di riso.

Nel frattempo sto riabilitando con la gran calma il mio pollice e i suoi tendini nuovi.

Che vita grama!

Cerco di farmela passare facendo onigiri con la mia nuova formina arrivatami dritta dritta dal Giappone unendo due utili: terapia al pollice, tamponamento antibiotico.

Occorrente per onigiri:
  • riso mochigome aromatizzato con acidulato di riso, salsa di soja, zucchero e sale
  • alga nori tostata
  • avendolo: il rice mold adeguato



onigiri occorrente onigiri pronti

Foto: Francesca
Soggetto: Tamari, Acidulato di riso, alga nori, rice mold ed
onigiri pronti per essere mangiati



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mercoledì, 25 aprile 2007

Primo tentativo di fare un filmato.

A dirla tutta abbiamo fatto il filmato così, senza poi chiederci che cosa ne avremmo fatto. Il risultato mi par proprio soddisfacente.

Il soggetto? Son io che faccio wabi sabi maki: così Kappa finalmente vede come si arrotolino nel frattempo do il tormento alle papille gustative ad Elena e Deborah e insisto nel dar fastidio a qualcun'altro che riesce a farsi travasare la bile e tirar su una improbabile prosopopea di due ore su un manciata di riso bollito e farmici star male per giorni.

maionese di JalaOgnuno ha il proprio modo di divertirsi, m'è stato giustificato. Bene, è anche vero.

Allora io, che sono Sushiettibile, mi diverte sushiettare: vediamo così di regalare un giro di sana ilarità, poco impegnativa, sia nei tempi che nei contenuti.

"Il riso fa buon sangue", consiglio mangiane di più.

 

sushi


  • Makizushi (sushi arrotolato). 巻き寿司. Una polpettina cilindrica formata con l'aiuto di un tappeto di bambù detto makisu. Il Makizushi è il tipo di sushi più familiare alla maggior parte degli occidentali. Generalmente è avvolto nel nori, un foglio di alga seccato che racchiude il riso ed il ripieno.
    • Futomaki (rotoli larghi). 太巻き. Una polpetta cilindrica con il nori all'esterno. Tipicamente è spessa due o tre centimetri e larga quattro o cinque centimetri. E' spesso fatta con due o tre ripieni scelti in modo da completarsi a vicenda in gusto e colore.
    • Hosomaki (rotoli sottili). 細巻き. Una polpettina cilindrica con il nori all'esterno. Tipicamente è spessa circa due centimetri e larga due centimetri. Generalmente ha un solo tipo di ripieno, per il semplice motivo che non ce ne può stare di più.
    • Temaki (rotoli mano). 手巻き. Una polpetta a forma di cono, con il nori all'esterno e gli ingredienti che sporgono dall'estremità larga. Tradizionalmente lungo dieci centimetri, va mangiato tenendolo con le dita, perché sarebbe troppo difficile da sollevare con i bastoncini.
    • Uramaki (rotoli interno-esterno). 裏巻き. Una polpetta cilindrica di dimensioni medie con due o più ripieni. L'Uramaki differisce da altri maki perché il riso è all'esterno ed il nori all'interno. Il ripieno è al centro circondato da un foglio di nori, quindi uno strato di riso ed una guarnizione esterna di un altro ingrediente, come uova di pesce o semi di sesamo tostati.
  • Oshizushi (sushi pressato). 押し寿司. Un blocco formato usando una forma di legno detta oshibako (una volta si trovavano anche nei negozi di macrobiotica, ora s'ha da ordinarli in giro) Il cuoco allinea il fondo dell'oshibako con la guarnizione, lo copre con riso sushi e preme il coperchio della forma per creare un blocco compatto e rettangolare. Il blocco viene rimosso dalla forma e tagliato in pezzi delle dimensioni di un boccone.
  • Nigirizushi (sushi modellato a mano). 握り寿司. Piccola polpettina simile al sushi pressato o arrotolato, ma fatta usando un makisu o oshibako. Il nigirizushi è sorprendentemente difficile da preparare bene. Nella sua forma più semplice è un blocchetto di riso sushi con una punta di wasabi ed una fettina sottile di guarnizione avvolta sopra, possibilmente legata con una striscia sottile di nori.
    • Gunkanzushi (sushi nave da battaglia). 軍艦寿司. Una polpettina di forma ovale, simile per forma all''hosomaki. Un pugnetto di riso viene avvolto a mano in una striscia di nori, ma invece di avere un ripieno al suo interno, ha degli ingredienti, come uova di pesce, impilati sopra.
  • Inarizushi (sushi ripieno). 稲荷寿司. Una piccola tasca o cavità riempita con riso sushi e altri ingredienti. La tasca viene ricavata da un pezzo di tofu fritto (油揚げ o abura age), da una sottile frittata (帛紗寿司 o fukusazushi), o da delle foglie di cavolo (干瓢 o kanpyo).
  • Chirashizushi (sushi sparpagliato). 散らし寿司. Una ciotola di riso sushi con gli altri ingredienti mischiati. Detto anche barazushi. ばら寿司.
    • Edomae chirashizushi (Sushi sparpagliato allo stile di Edo). Gli ingredienti crudi sono miscelati con arte sopra al riso in una ciotola.
    • Gomokuzushi (sushi nello stile del Kansai). 五目寿司. Ingredienti cotti o crudi miscelati insieme al riso nella ciotola.
  • Narezushi (なれ鮨) una forma più antica di sushi. Si rimuovono gli organi interni e le squame dai pesci, quindi li si riempiono di sale, si mettono in un barile di legno, miscelati con sale e pressati con un pesante tsukemonoishi (una specie di pesante coperchio in legno) o una pietra (che può eventualmente essere messa sopra a questo). Vengono lasciati fermentare per un periodo da dieci giorni ad un mese, quindi rimossi e immersi in acqua per un tempo da quindici minuti ad un'ora. Infine vengono piazzati in un altro barile a strati con riso bollito freddo e pesce. Ancora una volta vengono sigillati con un'otosibuta (vai a vedere questo che buffo!!) e una pickling stone. Con il passare dei giorni l'acqua fermentata filtra all'esterno e viene rimossa. Dopo sei mesi questi funazushi possono essere mangiati, ma si può attendere anche altri sei mesi o più.


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giovedì, 05 aprile 2007
Se provare a farvi un giro nei miei referrers troverete che questo mio articolo che parla di additivi chimici alimentari è in assoluto il più visitato e raggiunto tramite i motori di ricerca.

Mi fa piacere che ci sia gente che cerca di informarsi il più possibile sulle porcherie che ci propinano.
Sperando che i cercatori di additivi chimici alimentari riescano a trovare in web ciò che stan cercando, rimando ad altri post che possono interessare e lascio un libretto, davvero illuminante.



Interessantissimo libretto, ora scaricabile in pdf "Quattro Sberle in padella" (clicca sul libro e scaricalo) che consiglio veramente di leggere.

Questo libro, uscito nel 2000 e rintracciabile solo nei circuiti di stampa alternativa, purtroppo (ma non è una sorpresa per nessuno) è scritto e curato da Stefano Carnazzi e da Stefano Apuzzo. Si parla di acqua, additivi, allergie, carni, cioccolato, dolcificanti, dadi per brodo, hamburger, latte e latticini, olio, pesce, salumi, uova, vino... e di tutte le porcherie chimiche che ci ingurgitiamo allegramente. Eppoi di etichette, igiene, manipolazione genetica, prodotti biologici, prodotti tipici, radiazioni. Si conclude con "un pugno di additivi" ovvero l'elenco degli additivi alimentari, con tanto di diversi giudizi che vari enti di ricerca hanno dato al medesimo additivo.

State prima a scaricarvelo e a sfogliarlo che io a descriverlo.



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lunedì, 02 aprile 2007
oinigiriPostare la ricetta dell'Onigiri, forse il piatto giapponese più conosciuto dai divoratori di cartoni animati, è solo un pretesto per farvi venir fame, voglia di provare la cucina giapponese oppure  voglia di farvi qualche giro in altri bellissimi blog

    So che a Deborah farò venire mille voglie: lo so l'ho fatto di proposito
    Elena: una ricettina per il tuo bento
    Kappa, credo d'aver capito di cosa tu parlassi l'altra sera: del bonito. Qui non son riuscita a trovarlo, ho provato ad ordinarlo.




    Preparazione

     
    1
    Pulite con cura il riso in acqua fredda, scolatelo e ponetelo in una casseruola. Aggiungete l'acqua e lasciato in questo modo per una mezz'ora. Dopo aver posto un coperchio ermetico sulla casseruola ponete ad ebollizione per 12 minuti: a questo punto il riso sfrigolerà. Allontanate la casseruola dal fuoco e lasciate riposare, con coperchio chiuso, per 15 minuti. Mescolate delicatamente il riso con una spatola di legno inumidita, in modo di aerearlo per asciugarlo. Salate accuratamente il filetto di salmone e mettetelo da parte per mezz'ora.
    2
    Private del nocciolo le umeboshi e schiacciatele grossolanamente con una forchetta.
    Mescolatevi un cucchiaio di semi di sesamo ed il mirin ottenendo un composto granuloso. Sciacquate il salmone per eliminare il sale ed asciugatelo. Passate sotto la griglia il salmone e lo sgombro affumicato fino a cottura. Con una forchetta private lo sgombro della pelle e, tenendoli separati, sminuzzate grossolanamente i due pesci.
    3
    Ponete i semi di sesamo in una padella pesante e ben asciutta e, a fiamma moderata, tostateli mescolando sino a quando cominciano a crepitare.
    4
    Controllate la temperatura del riso: deve essere ancora ben caldo. Prendete la tazza da tè e mettetela nell'acqua insieme ad un cucchiaio. Versate un pò di sale in un piatto. Bagnate un tagliere con un telo e lavate bene le mani con il sapone profumato. Togliete la tazza e cucchiaio dall'acqua e fateli sgocciolarli rapidamente. Mettete 2 cucchiai di riso nella tazza e con le dita praticate al centro una fossetta per mettervi un pezze di salmone. Coprite con un cucchiaio di riso e presate bene.
    5
    Inumidite le mani, cospargetele di sale, prelevate il riso dalla tazza e dategli una forma tonda e schiacciata. Avvolgetevi attorno una striscia di nori e posate il sushi sul tagliere. Prendetene altri tre con il salmone restante, poi quattro utilizzando lo sgombro affumicato e quattro con le umeboshi.
    6
    Ponete 3 cucchiai di riso nella tazza, mescolatevi un quarto delle olive tritate e quindi comprimetelo con le dita. Inumiditevi le mani, cospargetele con del sale ed un quarto dei semi di sesamo tostati. Raccogliete in una mano il contenuto della tazza e formate il sushi come spiegato sopra.
    I semi di sesamo aderiranno al riso. Ripetete l'operazione formandone altri 3. Questi sushi non andranno fasciati con il nori.
    Disponete sui piatti individuali quattro sushi, uno per tipo, ponendovi accanto alcuni sottaceti giapponesi.





     


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venerdì, 23 marzo 2007
:: Il chirashi sushi e il sashimi ::




Con il chirashi sushi il pesce si stacca dalla polpetta di riso ed assume un'identità più marcata.

Questo piatto è infatti composto da una ciotola di riso sulla quale sono adagiati piccoli bocconi di vari tipi di pesce. Che in questo modo non è più vincolato al bianco cereale, ma può essere apprezzato in modi differenti, a seconda del gusto e dell'umore del momento.

C'è, nel chirashi forse più che nel sushi, una sapiente arte della disposizione, che fa sembrare la ciotola un mosaico di colori e consistenze, nascondendo alla vista il cuore di riso. Sotto questo aspetto si può dire che il chirashi sushi sia un passo intermedio tra il nigiri e il piatto che forse meglio incarna la filosofia dello svuotamento del senso tipica del Giappone: il sashimi.



In un vassoio dalle linee essenziali il pesce crudo è disposto a fette tagliate secondo la consistenza dello stesso, a creare un gioco di colori e di fibrosità che si interseca con la verdura tagliata ora a rondelle, ora julienne, ora in mille modi creativi, in un quadro che è sempre una gioia per gli occhi.

Il piatto nero è d'obbligo, per evidenziare il colore ed i contrasti. Roland Barthes, puntualizza come nel sashimi la crudità del pesce sia priva di quella valenza nutrizionale e predatoria tipica delle carni crude quasi tabù in occidente. Non c'è il sangue, non ci sono simboli vitali.
 
C'è una semplice fettina di pesce adagiata su un letto di daikon, lo zenzero rosa e il solito wasabi verde.

Il Sashimi pare essere uno dei piatti più difficili da apprezzare per il palato occidentale, forse perché poco avvezzo alla crudità, e in particolare a quella del pesce.

Peccato per la scelta, al ristorante giapponese Aurora di Treviso, di accompagnarlo con del riso piuttosto presente per il gusto.
Ahimè sembrava una preparazione da cucina istantanea cinese della Save ma forse il compromesso di un gusto più deciso rispetto al mochigome potrebbe risultare più rassicurante e umami?


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