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lunedì, 14 aprile 2008
Che bella giornata oggi: tiepida, si sta proprio bene.
Ordunque, dato che qualcuno ha raggiunto questo blog cercando "cestino vimini bicicletta" (al quarto posto di google c'è il mio sito) mi son ricordata così del post dove che avevo annunciato che avrei dipinto i cestini della bici e assicurato che l'avrei fotografata.
Era dicembre (qui il post).
Rimedio adesso a questa mancanza
clicca Clicca qui per vedere la mia bicicletta


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martedì, 08 aprile 2008
lucca
Foto: Francesca
Soggetto: Labirinto alla Cattefrale di San Martino


Il labirinto, inciso nel mezzo pilastro aderente al Campanile della Cattedrale di San Martino che custodisce il “Volto Santo” (la gran croce lignea che la leggenda attribuisce a Nicodemo, discepolo di Gesù, veneratissima a Lucca dove è arrivata miracolosamente), reca scritto:

"Hic quem creticus edit dedalis est laberint hus ded(U)-Onullus-s vader-
e quivit qui fuit intus ni these-us grat-is adrian-e stami-ne iutus"

(trad.: "Questo e' il labirinto costruito da Dedalo di Creta dal quale nessuno entratovi pote' uscire salvo Teseo grazie al filo di Arianna").

E' come quello di Chartres, non è che solo "ci somigli", è proprio lo stesso. Ricordo poi che Lucca è sulla Francigena... roba da farci una mezza dozzina di puntate di "Stargate", mica ciuffoli!

Voci dicono anche che in presenza del labirinto fossero portati i condannati a morte, e che se fossero stati in grado di risolverlo al primo tentativo avrebbero avuto salva la vita... ihih! mistero fittissimo.
Però altro non so, chi volesse linkarmi qualcosa in merito è ben gradito!



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lunedì, 07 aprile 2008
Dovevo fare un aggiornamento: lo faccio rapidissimo.

Il viaggio è stato bello: due giornate splendide.
Andrea s'è fatto tutta una tirata fin a Viareggio così io e Deborah ci siamo godute il paesaggio. Gli Appennini sono stupendi (anche se la A1 è sempre brutta come me la ricordavo dall'ultima volta) e la distesa di vivai in Toscana ci ha lasciati di stucco. Da non crederci: chilometri e chilometri di vivai!

Arrivati a Viareggio abbiamo sbagliato un po' di volte direzione per poi scoprire d'aver sbagliato proprio anche paese. Il nostro B&B era a Camaiore. Ci siamo ritrovati alla stessa via ed allo stesso civico (dopo un dedalo di sensi unici che ci portava e riportava sempre allo stesso posto) al Lido di Camaiore... bell'idea quella di dare il nome alle vie identico... geniale!

Insomma, visto che il programma era così slittato di una buona oretta abbiamo fatto un po' tutto di corsa e al contrario rispetto alla nostra ipotetica tabella di marcia. Ricerca dell'hotel dove si teneva la serata, ennesimo errore (non era quello ma quell'altro di fronte, l'ingresso ai "bagni"... una roba enorme!), accreditamento, richiesta di intervista (no, grazie, non mi vede come sono? son sfinita, mi balla il mondo sotto i piedi per i chilometri, ho fame, torno dopo), ricerca di qualcosa di edibile (il buffet della manifestazione era stato raso al suolo). Sushi bar, ho l'indirizzo, è qui vicino.

Andiamo. Sushi Bar non si trova, si chiede, non si sa, ma forse è di là, si va: chiuso a mezzogiorno. Ok, ci fiondiamo nel primo pizzapanozzo d'asporto che troviamo. Io mangio una cecina (buona!), Deborah e Andrea si lanciano al panino.
E' una bella giornata, dai che facciamo tre passi ed andiamo a mangiare un gelato in spiaggia.

La spiaggia è bella ma gira della gente un poco strana: il tripudio dello sbirluccichio delle magliette con strass e paiette, bambine travestite da Lorella Cuccarini versione anni ottanta, comprensiva di cofana cotonata, che girano con i pattini in linea, cagnetti insolenti, superfgriffate, vita bassa e perizoma "non lascio ad intendere", occhialoni da cinquantenne coprirughe già ostentati a 14 anni, D&G enormi ovunque.

Che fauna! Viareggio sembra una Grado triplicata, però l'edilizia inizio secolo è più presente e tenuta bene. Tempo per fare il giro delle spiagge dei vip non ce n'è ed interesse per farlo sottozero: tre salvans! Allora andiamo a cercare il B&B.

La signora che ci affitta le camere è deliziosissima ed il posto è fantastico: oltre ad essere in un posto tranquillissimo è curatissimo e arredato con gusto. Bellissimo davvero. Ci si rinfranca dall'impatto viareggino.

La doccia ci vuole ed un po' di relax: un'ora scarsa e via nuovamente. Arriviamo e parcheggiamo ad almeno un chilometro e mezzo: troppo previdenti. Ci aspetta una gran bella scarpinata.
Io, la candidata, arrivo trafelatissima.
Deborah riesce finalmente a farsi raggiungere da Silvia e Gabriele e a chiacchierarci un po'. Io mi guardo in giro. Io non ho il capino, non ho la calza, non ho il sandalo e nemmeno il tacco, non ho il capello stirato, non ho la faccia della web master.

Foto di gruppo? Non me lo chiedono è evidente: non c'entro proprio nulla.
Il mio sentirmi totalmente fuori contesto gioca a mio favore: nessuna emozione. Entro in sala con Andrea e ci troviamo un posticino. Siamo ancora lì che ce la divertiamo a spararle sempre più idiote quando si fa buio in sala.

Comincia.

Le nomination! Signur!!! Lì m'accorgo - e mi ricordo - cosa sia andata a fare a Viareggio. Sullo schermo c'è il mio sito!
Tre secondi di tremarella.

Si comincia sul serio. La Lipperini è brava: buoni tempi, sempre pronta alla battuta, va via liscia e veloce. Arriva il premio speciale Blog. Altra carrellata... è lì il Libere Parole.

Vince Chiara Rizzello e se lo merita tutto: un applauso sentitissimo, anche il mio. Sì, se lo meritava davvero. E' stata così carina che m'ha scritto il giorno dopo. Io son sollevata, dai che è tutto finito!

Consegna delle statue alle vincitrici e alle finaliste (vi farò vedere cosa), cena di gala con due web master di quelle serie (mica come me... avevo un po' di pudore a dire "ehm, no, non lavoro per nessuno, io? Io faccio tutt'altro mestiere, il sito? Sì, l'ho fatto io", ma trovo la faccia tosta e subito dopo mi sento comunque bene.
Non capisco un accidenti di quello che si dicono, per fortuna Andrea sì.
Avrei voluto parlare con Francesca di Panzallaria, ma non mi sembra di vederla. In compenso (saprò dopo qualche giorno via mail, che lei sì m'aveva individuata!)

Via a casa a dormire di corsa dopo la torta con troppa panna spry . Casa tranquilla, saliamo le scale che già trasciniamo i piedi e con il sonno già assicurato sulle palpebre.

Giorno dopo: dimentico gli occhiali al B&B, chiama la signora perché ci riapra, colazione e poi via verso i colli e le montagne per arrivare a Lucca.

affresco
Foto: Francesca
Soggetto: Affresco all'interno della Cattedrale di San Martino

Stupenda! Ci passiamo la fine della mattinata e il primo pomeriggio a girellare Lucca tranquillissimi e beati.
Anche di Lucca ho l'indirizzo di un sushi bar ma è un cinese riconvertito, quindi sushi al microonde: ci si rinuncia a favore di un'insalata in un baretto in piazza.

Ecco una giornata che non dimenticherò: piena di sole e tiepida, passata con Deborah ed Andrea a girare così, in una cittadina bellissima, verde e dall'aria serena, quasi sonnacchiosa (o lo siamo noi?).

Ci sarebbe voglia d'andare a Pisa ma ci aspettano tanti chilometri, così andiamo, partiamo verso casa. Un viaggio tranquillo. Tutto bene quindi. Due belle giornate che - poi - passate con due persone come Andrea e Deborah, diventano davvero serene.




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lunedì, 28 gennaio 2008
Fugna e pala giuliana

Foto: Francesca
Soggetto: Pala Giuliana e Monte Frugna dall'alto greto
del Torrente Ferron

Condizioni atmosferiche: varibbili
Destinazione: Casera Ferron
Attacco: Cellino di Sopra, ponte Ferron 504 m/slm
Classificazione di difficoltà: Turistico
Ore di marcia: 3.30
Totale uscita: 4.00
In condizioni normali, come segnalato CAI: 1.30
Topografia: Tabacco 021
Sentieri CAI: 901
alto Dislivello complessivo: 500 m. circa
Lunghezza Km 8,2
Discesa: Cellino di Sopra, ponte Ferron 504 m/slm
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco:
Estratto Virtual Earth: QUI


Le foto son particolarmente brutte, mi dispiace.

Siam partiti con due idee possibili, ma entrambe molto, molto tranquille: Prescudin o Casera Ferron.
Vista la neve e visto che non sapevo dove parcheggiare per prendere la strada per il Prescudin, abbiam deciso di proseguire verso la Ferron. Solo che il problema mi si è ripresentato - poi - al torrente Ferron.
Così abbiamo parcheggiato la macchina sul primo slargo fatto dallo spazzaneve che abbiam trovato, ma era un buon chilometro più in là.
11.30. Sì, é tardi.
Appena scesi dalla macchina siamo stati investiti da sferzate di vento gelidissimo che si stava muovendo ed incanalando in Val Cellina in direzione sud ovest.
Quando abbiamo preso la strada di servizio per l'imbriglia delle acque del Ferron ci siamo accorti che c'era sufficiente posto per parcheggiare anche dentro. Eh va ben pazienza.
E per quanto riguarda il vento eravamo ben riparati dal Tittion e quindi non lo si sentiva più.

Siam partiti tranquilli tranquilli sulla strada sterrata, spazzata ma ghiacciata.
Sulla Tabacco è segnata fin alle strutture di imbrigliamento delle acque mentre, in realtà, è stata completato anche un buon tratto che porta fino al greto molto più in alto, passando sotto un fascia rocciosa friabile ed aggettante piena di ghiaccioli luccicanti.
Oltrepassato il greto  del Ferron siamo arrivati ad un panoramico tornante dal quale ci siamo goduti tutto il tragitto fatto. Visto che la strada era finita e stavamo per inoltrarci nella faggeta, ci siamo fermati a mangiare due noci e a far due foto alle montagne limpidissime. Siam lì che sgranocchiamo quando entrambi ci guardiamo con occhi sgranatissimi.

Improvvisamente è arrivata da Nord una incredibile zaffata di vento caldo

casera ferronInizialmente abbiamo creduto fosse solo una sensazione ma le raffiche di vento si son susseguite poi una dietro l'altra, facendo tutt'intorno un rumore sferragliante ad assordante come di treni e di camion messi insieme, squassando le cime dei faggi, sfilando le pareti uggiando, con rumor di lame e spade.

In meno di un minuto il mio altimetro è impazzito, s'è piazzato sui 1600 metri ed ha rivelato 11 gradi. Starato.

Che venga su cattivo tempo?
Eppure il Meteo non aveva annunciato nulla in movimento ed il cielo è limpidissimo, il barometro dà pressione alta.. ma cos'è?
Spostamento di masse d'aria? In valle tirava un vento freddissimo, ora qui c'è vento caldissimo.

Il fenomeno di inversione termica? Ma Zeus! Non immaginavo potesse sentirsi così.. così tanto insomma. Ma non sale, scende dai monti, o dalla forcella, non so ed è esattamente il contrario di come dovrebbe essere.

Sarà Andrea a fare l'ipotesi giusta.
E' il dio greco Zephyrus, il dio dei venti occidentali, fratello di Boreas, Eurus e Notus, chiamato poi da romani Favonius (protettore dei fiori, delle piante ed annunciatore della primavera), nome con il quale s'è fatto conoscere dai meteorologi che l'hanno così chiamato Foehn o - meglio -  Föhn.

Proseguiamo inoltrandoci nella faggeta, per un brevissimo tratto, per poi prendere in diagonale su per il greto del fiume. Per fortuna qualcuno è passato prima di noi e qualche mano provvida ha innalzato degli omettini, altrimenti non saremmo stati in grado di proseguire: i segnavia CAI non esistono, ne son rimasti solo due, sbiaditissimi, su due rocce grandi e visibili solo scendendo.

Arriviamo così sul versante opposto e riprendiamo a salire in faggeta, seguendo sempre le tracce di chi è passato prima e del tutto ignari che quel vento caldo che ci arrossa il viso, stia combinando dei veri e propri disastri in Carnia (vedi Gazzettino del 28 gennaio 2008)

Raggiungiamo l'insellatura alle 13.40, forcella poco evidente ma segnalata da un capitello di fortuna ricavato da un vecchio bidone.
Divalliamo quasi in falsopiano sul versante della Val Vajont raggiungendo in breve l’aperto pendio  della radura sulle pendici meridionali del Gallinut e da qui la Casera.

Peccato dover mangiare e scappar via di corsa: la casera è accogliente, anche se molto "affumicata" (ma quale casera non lo è?), fa caldo e dalla finestra si gode di uno spettacolo unico.

In mezz'ora mangiano, caffettiamo, chiudiamo tutto e ripartiamo. Son le 14.00 e riprendiamo la strada del ritorno. Ce ne andiamo giù di corsa per la neve, ridendo come dei deficienti quando, al nostro passaggio, liberiamo le fronde degli alberi rimaste impigliate sotto la coltre nevosa producendo un effetto fionda, che potrebbe essere anche pericoloso (o, quantomeno, doloroso). Ma ci va dritta.

Arriviamo giù in un'ora, assolutamente sfatando la mia paura di impiegare tanto tempo quanto ne avessimo impiegato per salire, per dover andar cauti per i tratti ghiacciati in discesa.
I tratti ghiacciati in discesa c'erano ma li abbiamo saltati.


zefiro
Ditikos - Zephyros
Foto: Francesca
Soggetto: Andrea sulla radura poco prima della casera,
sullo sfondo lo Zerten


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lunedì, 28 gennaio 2008

Foto: Andrea
Soggetto: Cirrus Vertebrato sulle crode di San Tomè
Condizioni atmosferiche: sole
Destinazione: Chiesa i San Tomè
Attacco: Dardago Mulino de Bronte
Classificazione di difficoltà: passeggiata
Ore di marcia: 2
Totale uscita: 2
Topografia: Tabacco: 012
Cartina visibile: QUI
Sentieri CAI: inizio 990
Dislivello complessivo: non rilevabile
Discesa: Dardago Mulino de Bronte
Compagnia: Andrea ed io

Un girettino proprio minimo tanto per prendere aria.
Interessante invece le nuove indicazioni per la fruizione didattica del sentiero.

Links di riferimento utili con buone notizie storiche, geografiche e naturalistiche del percorso:





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domenica, 06 gennaio 2008
 
 
rarità
Foto: Andrea
Soggetto: Nuvole.. sì ma che nuvole!

Il morale a terra, causa termine ferie natalizie [chissà se domattina sentirò la sveglia? sveglia] computer che non ne vuol sapere di funzionare come si deve, falò rimandato causa pioggia (sarebbe bastato qualche grado in meno per mantenere la neve che s'era fatta vedere giovedì notte: ora saremmo in stato di calamità naturale e sarebbe tutto chiuso ) allietato però da una visione.

Ero fuori casa quando ho sentito Andrea chiamarmi dentro. Il tono sembrava preoccupato o allarmato: son salita velocemente.
Doveva farmi vedere fuori dalla finestra questo incredibile spettacolo.
Rarissime, e per noi la prima volta che le vediamo, questa formazione di cirri va sotto il nome di "nube d'onda Kelvin-Helmoltz". Il tempo di fotografarle e già non c'erano più.
Ragazzi che fattore K !

Nella Photo Galley della Cluod Appeciation Society vi sono alcune foto dove apprezzerete meglio queste meraviglie!

Kelvin–Helmholtz instability can occur when velocity shear is present within a continuous fluid or when there is sufficient velocity difference across the interface between two fluids. The theory can be used to predict the onset of instability and transition to turbulent flow in fluids of different densities moving at various speeds. Hermann von Helmholtz studied the dynamics of two fluids of different densities when a small disturbance such as a wave is introduced at the boundary connecting the fluids. [...ommissis...]
Da Wikipedia

Altre foto di nuvole:


Altra Rarità: il grande Yoyo Ma che suona Piazzolla



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giovedì, 27 dicembre 2007
fara
Foto: Francesca
Soggetto: Kappa e il Fara dalla vetta dello Jouf di Maniago
in risposta a lo Jouf di Maniago dalla vetta del Fara


Condizioni atmosferiche: sereno

Destinazione: Jouf di Maniago: versanti Est ed Ovest - Anello
Attacco: Forcella di Pala Barzana 840 m/slm
Classificazione di difficoltà: escursionistico (sentieri e natura)
Ore di marcia: 2.30
Totale uscita: 4.20
Topografia: Tabacco 028
Dislivello complessivo: 350 m
Discesa: anello
Compagnia: Cuginame dritto, in seconda ed acquisito di prima e di seconda. Insomma la mia famiglia.

Estratto da Virtual Earth: foto aerea con il percorso


La tradizione natalizia a casa nostra prevede due giorni tranquilli, lontani il più possibile dal caos che li contraddistinguono, dal consumismo  e dalle forzature delle tradizioni del "s'è sempre fatto così, s'ha da fare sempre così".
Per scappare dalle une ci siamo, negli anni, inventata un'altra tutta nostra.

Hobsbawn docet: così nascono le vere tradizioni.

Sicché il pranzo del 25 si risolve con l'essere un tranquillo pranzo come tutti gli altri e il pomeriggio prevede la classica "fuga postpardiale" della figliolanza.
Il 26, invece è il  "penitenziagite day": giorno nel quale si devono smaltire le gozzoviglie del giorno prima. Così si va tutti in montagna, portandoci dietro gli avanzi del 25 (se ve ne sono).

La fuga postpardiale quest'anno, ha visto due tappe intermedie: una a casa di Giulia, l'altra a casa di Mara, dove abbiamo recuperato un po' di savadis disposti a farsi un giretto pressoché notturno. Dalla Val di Frina siam saliti ai Bufui per poi scendere giù nel Colvera di Jòuf e, saltando di sasso in sasso, attraversare i torrenti per raggiungere i Landri (un posto incantato devastato ora dal progetto di renderlo un Parco Comunale).
S'è fatto buio sulla strada del ritorno.

Mezz'oretta a casa di Mara, dove nel frattempo ci ha raggiunto anche Andrea, e poi nuovamente a casa di Giulia (che, tagliando giù per il torrente ed i boschi, se n'era tornata a casa da sola dai Landri verso il borgo) dove son saltate fuori la pelinkovac micidiale della zia croata e una grappa al nonsoché proprio buona.

BrancaleoniIl giorno dopo siam tornati su a Poffabro per andare poi sullo Jòuf a fare da cima e l'anello (vedi  qui la descrizione del giro e qui la  foto aerea del giro).
Cugini al gran completo siam andati prima fino in malga (la giornata era così splendida che abbiamo mangiato fori) poi fino in cima allo Jòuf e poi abbiamo cambiato versante per fare l'anello già provato da me ed Andrea lo scorso agosto.

Non abbiamo trovato molta neve, proprio una spruzzatina, ma il terreno era ugualmente gelato e duro. Il malga, subito dopo di noi, ci hanno raggiunto due famigliole ed una coppia: buon segno... la tradizione di passare Santo Stefano lontani dalle pignatta sembra prendere piede! Abbiamo ripreso presto il cammino: al sole si stava davvero bene, ma appena, appena saliva il vento lo si sentiva oltrepassare le ossa. Insomma, è sempre pieno inverno!

In vetta ci siamo arrivati in una quindicina di minuti, giusto il tempo per una foto di rito e lo spettacolo del panorama ed abbiamo tagliato giù per i costoni, così da scendere dolcemente i 350 metri fatti per raggiungere la vetta dalla Pala Barzana.

Sul costone rivolto verso il Fara, finalmente siamo stati avvistati dai due corvi imperiali che abitano in queste montagne che ci hanno così regalato lo spettacolo di qualche voletto intorno e qualche craa craa (vedi descrizione dell'Anello del Monte Fara)

In bosco c'è stato qualche momento di comicità esilarante. Essendo totalmente gombro di foglie (in alcune curve del sentiero, appena visibile sotto le foglie perché non battuto, vi si sprofondava fin oltre a metà polpaccio) era un continuo trabocchetto.
Siam caduti tutti.
Io, poi, dopo aver incespicato in chissà cosa sotto le foglie e volando giù a braccia tese nella speranza di fermarmi abbracciando un faggio, ho mancato di pochissimi centimetri la presa, così da trovarmi a cadere di fianco spiacciccandomi contro l'albero che speravo salvifico.

Devo aver riso per quindici minuti: la mia caduta è stata degna di un cartone animato. Ancora adesso se penso a come son rimasta basita d'esser caduta così, mi vien da ridere!
Buone Feste!
Foto: Francesca
Soggetto: famiglia al completo sulla cima dello Jouf (1203 m/slm)


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mercoledì, 19 dicembre 2007
laghetto
Foto: Francesca
Soggetto: laghetto della filanda

Vado spesso a farmi un giro nella campagna appena fuori a dove lavoro, a qualsiasi ora. Mi piace andare anche solo a far due passi, adoro quel posto, ci andavo già da ragazzina, quando ancora ci si poteva intrufolare dentro alla filanda. Andare anche solo fin là tre mi minuti mi fa da vaso di decantazione.
Vedo  i cigni, le oche, le folaghe, i germani, i cormorani ed oggi ho visto (meraviglia delle meraviglie ) un martin pescatore in piena attività... pescatoria.

Ho tirato fuori la macchina fotografica ma le mani fredde e le zip della borsa e dell'astuccio della macchina me l'ha fatto perdere di vista. Era magnifico.
Accontentatevi allora di quest'altra foto.
Uno dei laghetti è completamente ghiacciato e mi fa venir nostalgia.

Per un incredibile caso ho rincontrato la mia vecchia amica/amica della scuola media, dopo averla persa di vista per anni e anni perché trasferitasi a Milano e ci siamo scambiate i numeri di cellulare con la frenesia (non finivamo più di sbaciucchiarci e strillare...) di due adolescenti.

Mi verrebbe voglia di telefonarle, oggi pomeriggio, per chiederle se si ricorda di quella volta che, io ai pedali, lei al manubrio, seduta sul cannone della bici fregata a papà, correndo sul laghetto ghiacciato dietro casa sua, ci siam finite dentro.


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venerdì, 14 dicembre 2007
Jenny è su Gattivity!

Il fantastico Blog di Gattivity ha promosso una simpatica iniziativa:




Ho mandato anch'io la foto della mia bella miciotta (ve la ricordate? gliel'ho scattata lo scorso dicembre, quando eravamo senza riscaldamento e l'unico nostro conforto era infilarci nella stanza più piccola con la stufetta elettrica del bagno) ed ora eccola qua, su questo seguitissimo blog.
Sono molto, molto orgogliosa.

Clicca qui per vedere Jenny


Grazie a Paola Seguirini, soprattutto per il suo impegno sociale e di informazione.

Gatti del web! Partecipate!


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domenica, 09 dicembre 2007

Foto: Francesca
Soggetto: lo Jouf di Maniago dalla vetta del Fara
Condizioni atmosferiche: sole
Destinazione: Cima del Fara (1342)
Attacco: Bosplans - Andreis
Classificazione di difficoltà: escursionistico
Dislivello: 700 metri
Lunghezza km: 7 (dato Sentieri e Natura)
Ore di marcia: 4.45
Totale uscita: 5.30
Topografia: Tabacco 012 vecchia edizione - 028 nuova edizione
Sentieri: CAI 983
Discesa: Bosplans - Andreis
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco: prossimamente
Estratto Google Earth: qui
Orizzonte: qui

Attenzione all'estratto Google Earth: nell'estratto ho segnato il giro come doveva andar fatto, non quello che abbiamo fatto noi che, per esserci troppo tenuti vesto est in discesa ci siamo poi trovati a perdere più di un'ora.

Il giro effettivo (con la variante in verde, il nostro errore ) lo potrete trovare, invece QUI

In mezzo alla campagna, fra San Martino e Montereale, davanti alla macchina si staglia, anticipandoci di pochissimi metri e all'altezza del cofano, una poiana, che solo dopo un po', quasi volesse giocare, vira a destra per posarsi su un palo della luce.
Io ed Andrea ci siamo ammutoliti. Siam passati da questa faccia a quest'altra in tre secondi netti. Che spettacolo magnifico, che fantastica bestia e che "chiulo"!

Alle 11.00 sul sentiero, arriviamo presto alla Forcella La Croce (m 756) che separa il monte Fara dal vicino monte Jouf.

Sul fantastico libro di Sergio Fradeloni si legge che Forcella Cròus (un trivio molto suggestivo fra i faggi, molto, molto bello!) segnava la forcella sulla vecchia "strada" (una mulattiera disagevole, in verità) che, prima della costruzione della vecchia strada della Valcellina (aperta solo nel 1902!!!  oh ) era "la via di comunicazione più breve ed agevole fra i paesi della Valcellina e la pianura".

Si noti che Barcis era già abitata dall' VIII° secolo!!
Ne abbiamo già costruita una seconda in quella valle e appena un secolo fa andavano su per la forcella per arrivarci!

Lasciamo forcella Cròus e saliamo fra i faggi, tranquilli, tranquilli e rassegnati ai 700 metri di dislivello che ci aspettano, stando ben attenti a dove mettiamo i piedi, visto che foglie e terreno bagnato, lo rendono un po' insidiosetto. Appena dopo mezz'ora si incontra la segnaletica per il bivio verso la malga, ma noi puntiamo in alto.

A 1000 metri circa cominciamo a trovare un po' di neve : quella caduta durante la notte, proprio poca, e a 1150 metri usciamo in costa a goderci il panorama fantastico.

A dispetto delle previsioni dell'ARPA oggi è una bellissima giornata ed anche piuttosto limpida.
Si continua così in cresta, sferzati un po' dalla correnti ascensionali, prestando attenzione alle insidie offerte dai passaggi esposti, dalle crode classiche del Fara, oggi anche coperte di neve.

No, con una nevicata abbondante sopra, possiamo tranquillamente sentirci di sconsigliar il percorso: i canaloni partono dalla cresta ed arrivano pressoché a valle. Gran bella montagnozza il Fara, ma non proprio socievole il lato sud ecco.

Incrociamo un paio di coppie miste ed un solitario, tutti in discesa, tutti molto più mattutini di me ed Andrea.
Alle 13.15 siamo in vetta e, dopo aver strabuzzato gli occhi per il panorama e tentato di aprire il cilindro del libro di vetta (preso a sassate da tutti perché s'è rotta la stringa di cuoio per aprirlo; noi ci rinunciamo) ci mangiamo il pranzo proprio contenti di star lassù.

Ma che bellezza però!

Le montagne sembrano di cristallo, son bellissime.. eppoi c'è il sole tiepido e si sta proprio bene e, mentre siamo lì arrivano due stupendi corvi imperiali.
Magnifici! Ma che giornata fortunata per le bestie oggi.

I corvi (Corvus Corax) ci girellano attorno, neri d'un nero assoluto. Le penne mandano bagliori blu ottano, sono ... imperiali appunto. Nulla da togliere ai nostri corvi comuni in città (Corvus frugilegus) , ma i corvi imperiali son magnifici. Si fan ammirare davvero da vicino e fan anche di scemotti...
Io credo d'aver visto proprio quella stessa coppia, sull Jouf quest'estate. In tre secondi, giocando con la corrente facendo uno, con voce acuta cracracraa? e l'altro croo, di risposta, girano e s'infilano dietro al Raut.

Stupendi da togliere il fiato.


Alle due lasciamo la vetta (eh sì, in effetti è un po' tardino) per riprendere il percorso in costa verso nord est, seguendo sempre il 983 che, seguendolo tutto, ci porterebbe in Molassa (vedemmo l'attacco del 983 in Molassa: pressoché una cosa verticalissima, crostisissima e bagnatissima...). Dovremmo trovare una mulattiera a destra, ma abbiamo il nostro bel daffare da star molto attenti a quello che abbiamo a sinistra: il burrone.
Niente da fare, in faggeta non si riesce ad entrare, ci si tiene sempre il cresta. Finalmente s'entra un po' e si trova un segnale giallo e blu, il segnale per la mulattiera che dovrebbe portarci fino in malga. L'altitudine è quella segnalata dalla Tabacco, il "sasso ben segnalato" quello citato da Sentieri e Natura, insomma dovremmo esserci. Scendiamo.

Purtroppo la segnaletica è scarsa e la mulattiera non è stata percorsa... da anni? Non c'è mulattiera? Dove son finiti ora i segnali? Scendiamo allora così, senza più trovare punti di riferimento, cascando spesso, sapendo che sotto di noi, da qualche parte, dovremmo trovare i prativi della malga.
Invece troviamo una strada.

E troviamo anche un segnavia CAI.

E anche un altro.

Ma non siamo più in cresta, dove siamo? ... e 'sto sentiero che sentiero sarà? ... e quest'altro che comincia dopo la curva? mah...oppure sì: stiamo sempre affiancando la cresta? possibile?


Quello che abbiamo letto sul Fradeloni e su Sentieri e Natura, le informazioni datoci dal papà di Andrea, la Tabacco, son del tutto discordanti; con quello che vediamo: sentieri dei quali non si sapeva né se ne trova riscontro d'esistenza, strade che portano al nulla, segnaletiche ambigue...

Puntiamo a ovest e poi giriamo giù ad est per una strada, immaginando sia la strada che dalla Malga discende a Bosplans.

Ma Andrea ed io non siam per nulla convinti.
La strada che stiamo facendo non può essere la strada per la malga da Bosplans: è troppo gombra di ramaglie ed è piena di sassacci, decisamente troppo disastrata per essere stata percorsa quotidianamente fin in ottobre, Andrea poi mi fa notare come si stia puntando verso Andreis e si abbia lasciato Bosplans a destra. Un po' di bussola, un albero caduto sulla strada ostruendola e lì da mesi e la fortuna del bosco deciduo che ci fa vedere in valle ci fanno intuire d'aver davvero, davvero sbagliato. Potremmo però scendere per quella strada che, in qualche modo, ci dovrebbe portare a fondovalle, ma forse, troppo distanti dalla nostra auto.

Decidiamo di tornare sui nostri passi, risalire e tenerci più ad ovest ci sia possibile, con la speranza di incrociare così i prativi della malga ed orientarci da lassù, con la visuale sgombra dal bosco.

L'errore fatto discendendo dal bosco e seguendo in discesa la strada che ancora oggi non sappiamo dove possa portare [1], ci costerà 50 minuti fatti di corsa per recuperare il recuperabile. Non male visto che sta scendendo il sole e ci aspettano i nostri buoni 200 metri di dislivello!
In compenso, però, il Raut, al tramonto, è fenomenale!
Qui la foto


Troviamo la malga ma non ci fermiamo nemmeno a darci un'occhiata: è troppo tardi, dobbiamo scendere. Accidenti! La strada è asfaltata ed è ripida e... gelata!

Per fortuna solo per i primi cinquanta metri di dislivello, altrimenti sarebbe davvero stato comico scendere in quelle condizioni pericolosissime. Sarebbe risultata più pericolosa la strada asfaltata che la cresta!

Gran bel giro! Peccato l'essersi persi: ci ha fatto correre un po'.
Chiamasi "sveja baucchi" !

Chi fosse avvezzo ai toponomastici Ladini, saprebbe dirmi il significato esatto di "jouf", così facilmente trovabile su per le nostre montagne?


 

[1] Commento postumo: osservando bene le immagini su Google Earth abbiamo capito dove portasse la strada: nel totale nulla.

Come avevamo sospettato si trattava di una delle tante strade di servizio boschivo e tagliafuoco.

Sentieri e Natura commenta così "Tutta la discesa si svolge all’interno del bosco su una buona traccia che è stata anche recentemente segnalata" ... ma dove


Foto: Francesca
Soggetto: La croce che sormonta la pietra  - con iscrizione settecentesca - che segna la forcella


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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