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lunedì, 11 febbraio 2008
Condizioni atmosferiche: sole
Destinazione: Campedei - Cornesega Bassa - Boral del Giaz
Attacco: Pian Osteria
Classificazione di difficoltà: Turistico
Ore di marcia: 4.00 -->> perché in presenza i neve, affrontandolo in stagione, si dimezzino i tempi
Totale uscita: 4.30
Topografia: Tabacco 012
Sentieri del Cansiglio: A-B, A verso Sud, A-B, A1
Dislivello complessivo: forse 150 metri di saliscendi
Discesa: Campedei
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco:012
Estratto Virtual Earth: qui

Altri giri effettuati in Cansiglio presenti in blog:

CiaspoleDunque qua, non starò a raccontare il giro, fatto solo per farmi provare a girare con le ciaspole.

Girare con le ciaspole è divertentissimo e sicuro ma si fa un gran rumore, uno sfrinkete sfrankete davvero fastidioso che, se ci fosse mai stato un animaletto nel raggio di un chilometro, sarebbe scappato a gambe levate mah un'ora prima di avvicinarsi a lui.

Inoltre ci si vizia subito: i ramponi in punta e quelli sotto ti permettono di affrontare le lastre di ghiaccio in buona sicurezza tranne poi... scivolare a gambe all'aria una volta che te le sei tolte!

Ne so qualcosa io che, tolte le ciaspole nel tratto di ritorno son caduta su un fianco ed adesso ho una notevole botta che varia dal vinaccia al viola carico, al grigio al nero al giallognolo. Una porcheria!
Nella neve abbiamo visto un sacco di impronte impornta: ungulati di varie dimensioni (una talmente grande che con buona probabilità sarà stata di un cervo), leprotti (tante) canidi vari (da volpi a cagnetti a cagnoni).

Neve tanta. Certo, fossimo andati su martedì sarebbe stato eccezionale e non avremmo trovato il ghiaccio che si forma sotto gli alberi per lo sgrondo dalle fronde.
Animali nessuno, tranne un enorme gatto tigrato gatto. Un gran bel "giretto - pic nic"


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martedì, 05 febbraio 2008
Marini rinuncia.

www.arredoelettorale.com




... l'unica consolazione di stamattina è che nella notte son caduti 45 centimetri di  ed è uno spettacolo.


Web cam sulla Tublat -->> la trovi solo se clicchi qui sotto

... continua


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lunedì, 28 gennaio 2008
Fugna e pala giuliana

Foto: Francesca
Soggetto: Pala Giuliana e Monte Frugna dall'alto greto
del Torrente Ferron

Condizioni atmosferiche: varibbili
Destinazione: Casera Ferron
Attacco: Cellino di Sopra, ponte Ferron 504 m/slm
Classificazione di difficoltà: Turistico
Ore di marcia: 3.30
Totale uscita: 4.00
In condizioni normali, come segnalato CAI: 1.30
Topografia: Tabacco 021
Sentieri CAI: 901
alto Dislivello complessivo: 500 m. circa
Lunghezza Km 8,2
Discesa: Cellino di Sopra, ponte Ferron 504 m/slm
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco:
Estratto Virtual Earth: QUI


Le foto son particolarmente brutte, mi dispiace.

Siam partiti con due idee possibili, ma entrambe molto, molto tranquille: Prescudin o Casera Ferron.
Vista la neve e visto che non sapevo dove parcheggiare per prendere la strada per il Prescudin, abbiam deciso di proseguire verso la Ferron. Solo che il problema mi si è ripresentato - poi - al torrente Ferron.
Così abbiamo parcheggiato la macchina sul primo slargo fatto dallo spazzaneve che abbiam trovato, ma era un buon chilometro più in là.
11.30. Sì, é tardi.
Appena scesi dalla macchina siamo stati investiti da sferzate di vento gelidissimo che si stava muovendo ed incanalando in Val Cellina in direzione sud ovest.
Quando abbiamo preso la strada di servizio per l'imbriglia delle acque del Ferron ci siamo accorti che c'era sufficiente posto per parcheggiare anche dentro. Eh va ben pazienza.
E per quanto riguarda il vento eravamo ben riparati dal Tittion e quindi non lo si sentiva più.

Siam partiti tranquilli tranquilli sulla strada sterrata, spazzata ma ghiacciata.
Sulla Tabacco è segnata fin alle strutture di imbrigliamento delle acque mentre, in realtà, è stata completato anche un buon tratto che porta fino al greto molto più in alto, passando sotto un fascia rocciosa friabile ed aggettante piena di ghiaccioli luccicanti.
Oltrepassato il greto  del Ferron siamo arrivati ad un panoramico tornante dal quale ci siamo goduti tutto il tragitto fatto. Visto che la strada era finita e stavamo per inoltrarci nella faggeta, ci siamo fermati a mangiare due noci e a far due foto alle montagne limpidissime. Siam lì che sgranocchiamo quando entrambi ci guardiamo con occhi sgranatissimi.

Improvvisamente è arrivata da Nord una incredibile zaffata di vento caldo

casera ferronInizialmente abbiamo creduto fosse solo una sensazione ma le raffiche di vento si son susseguite poi una dietro l'altra, facendo tutt'intorno un rumore sferragliante ad assordante come di treni e di camion messi insieme, squassando le cime dei faggi, sfilando le pareti uggiando, con rumor di lame e spade.

In meno di un minuto il mio altimetro è impazzito, s'è piazzato sui 1600 metri ed ha rivelato 11 gradi. Starato.

Che venga su cattivo tempo?
Eppure il Meteo non aveva annunciato nulla in movimento ed il cielo è limpidissimo, il barometro dà pressione alta.. ma cos'è?
Spostamento di masse d'aria? In valle tirava un vento freddissimo, ora qui c'è vento caldissimo.

Il fenomeno di inversione termica? Ma Zeus! Non immaginavo potesse sentirsi così.. così tanto insomma. Ma non sale, scende dai monti, o dalla forcella, non so ed è esattamente il contrario di come dovrebbe essere.

Sarà Andrea a fare l'ipotesi giusta.
E' il dio greco Zephyrus, il dio dei venti occidentali, fratello di Boreas, Eurus e Notus, chiamato poi da romani Favonius (protettore dei fiori, delle piante ed annunciatore della primavera), nome con il quale s'è fatto conoscere dai meteorologi che l'hanno così chiamato Foehn o - meglio -  Föhn.

Proseguiamo inoltrandoci nella faggeta, per un brevissimo tratto, per poi prendere in diagonale su per il greto del fiume. Per fortuna qualcuno è passato prima di noi e qualche mano provvida ha innalzato degli omettini, altrimenti non saremmo stati in grado di proseguire: i segnavia CAI non esistono, ne son rimasti solo due, sbiaditissimi, su due rocce grandi e visibili solo scendendo.

Arriviamo così sul versante opposto e riprendiamo a salire in faggeta, seguendo sempre le tracce di chi è passato prima e del tutto ignari che quel vento caldo che ci arrossa il viso, stia combinando dei veri e propri disastri in Carnia (vedi Gazzettino del 28 gennaio 2008)

Raggiungiamo l'insellatura alle 13.40, forcella poco evidente ma segnalata da un capitello di fortuna ricavato da un vecchio bidone.
Divalliamo quasi in falsopiano sul versante della Val Vajont raggiungendo in breve l’aperto pendio  della radura sulle pendici meridionali del Gallinut e da qui la Casera.

Peccato dover mangiare e scappar via di corsa: la casera è accogliente, anche se molto "affumicata" (ma quale casera non lo è?), fa caldo e dalla finestra si gode di uno spettacolo unico.

In mezz'ora mangiano, caffettiamo, chiudiamo tutto e ripartiamo. Son le 14.00 e riprendiamo la strada del ritorno. Ce ne andiamo giù di corsa per la neve, ridendo come dei deficienti quando, al nostro passaggio, liberiamo le fronde degli alberi rimaste impigliate sotto la coltre nevosa producendo un effetto fionda, che potrebbe essere anche pericoloso (o, quantomeno, doloroso). Ma ci va dritta.

Arriviamo giù in un'ora, assolutamente sfatando la mia paura di impiegare tanto tempo quanto ne avessimo impiegato per salire, per dover andar cauti per i tratti ghiacciati in discesa.
I tratti ghiacciati in discesa c'erano ma li abbiamo saltati.


zefiro
Ditikos - Zephyros
Foto: Francesca
Soggetto: Andrea sulla radura poco prima della casera,
sullo sfondo lo Zerten


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lunedì, 28 gennaio 2008

Foto: Andrea
Soggetto: Cirrus Vertebrato sulle crode di San Tomè
Condizioni atmosferiche: sole
Destinazione: Chiesa i San Tomè
Attacco: Dardago Mulino de Bronte
Classificazione di difficoltà: passeggiata
Ore di marcia: 2
Totale uscita: 2
Topografia: Tabacco: 012
Cartina visibile: QUI
Sentieri CAI: inizio 990
Dislivello complessivo: non rilevabile
Discesa: Dardago Mulino de Bronte
Compagnia: Andrea ed io

Un girettino proprio minimo tanto per prendere aria.
Interessante invece le nuove indicazioni per la fruizione didattica del sentiero.

Links di riferimento utili con buone notizie storiche, geografiche e naturalistiche del percorso:





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giovedì, 27 dicembre 2007
fara
Foto: Francesca
Soggetto: Kappa e il Fara dalla vetta dello Jouf di Maniago
in risposta a lo Jouf di Maniago dalla vetta del Fara


Condizioni atmosferiche: sereno

Destinazione: Jouf di Maniago: versanti Est ed Ovest - Anello
Attacco: Forcella di Pala Barzana 840 m/slm
Classificazione di difficoltà: escursionistico (sentieri e natura)
Ore di marcia: 2.30
Totale uscita: 4.20
Topografia: Tabacco 028
Dislivello complessivo: 350 m
Discesa: anello
Compagnia: Cuginame dritto, in seconda ed acquisito di prima e di seconda. Insomma la mia famiglia.

Estratto da Virtual Earth: foto aerea con il percorso


La tradizione natalizia a casa nostra prevede due giorni tranquilli, lontani il più possibile dal caos che li contraddistinguono, dal consumismo  e dalle forzature delle tradizioni del "s'è sempre fatto così, s'ha da fare sempre così".
Per scappare dalle une ci siamo, negli anni, inventata un'altra tutta nostra.

Hobsbawn docet: così nascono le vere tradizioni.

Sicché il pranzo del 25 si risolve con l'essere un tranquillo pranzo come tutti gli altri e il pomeriggio prevede la classica "fuga postpardiale" della figliolanza.
Il 26, invece è il  "penitenziagite day": giorno nel quale si devono smaltire le gozzoviglie del giorno prima. Così si va tutti in montagna, portandoci dietro gli avanzi del 25 (se ve ne sono).

La fuga postpardiale quest'anno, ha visto due tappe intermedie: una a casa di Giulia, l'altra a casa di Mara, dove abbiamo recuperato un po' di savadis disposti a farsi un giretto pressoché notturno. Dalla Val di Frina siam saliti ai Bufui per poi scendere giù nel Colvera di Jòuf e, saltando di sasso in sasso, attraversare i torrenti per raggiungere i Landri (un posto incantato devastato ora dal progetto di renderlo un Parco Comunale).
S'è fatto buio sulla strada del ritorno.

Mezz'oretta a casa di Mara, dove nel frattempo ci ha raggiunto anche Andrea, e poi nuovamente a casa di Giulia (che, tagliando giù per il torrente ed i boschi, se n'era tornata a casa da sola dai Landri verso il borgo) dove son saltate fuori la pelinkovac micidiale della zia croata e una grappa al nonsoché proprio buona.

BrancaleoniIl giorno dopo siam tornati su a Poffabro per andare poi sullo Jòuf a fare da cima e l'anello (vedi  qui la descrizione del giro e qui la  foto aerea del giro).
Cugini al gran completo siam andati prima fino in malga (la giornata era così splendida che abbiamo mangiato fori) poi fino in cima allo Jòuf e poi abbiamo cambiato versante per fare l'anello già provato da me ed Andrea lo scorso agosto.

Non abbiamo trovato molta neve, proprio una spruzzatina, ma il terreno era ugualmente gelato e duro. Il malga, subito dopo di noi, ci hanno raggiunto due famigliole ed una coppia: buon segno... la tradizione di passare Santo Stefano lontani dalle pignatta sembra prendere piede! Abbiamo ripreso presto il cammino: al sole si stava davvero bene, ma appena, appena saliva il vento lo si sentiva oltrepassare le ossa. Insomma, è sempre pieno inverno!

In vetta ci siamo arrivati in una quindicina di minuti, giusto il tempo per una foto di rito e lo spettacolo del panorama ed abbiamo tagliato giù per i costoni, così da scendere dolcemente i 350 metri fatti per raggiungere la vetta dalla Pala Barzana.

Sul costone rivolto verso il Fara, finalmente siamo stati avvistati dai due corvi imperiali che abitano in queste montagne che ci hanno così regalato lo spettacolo di qualche voletto intorno e qualche craa craa (vedi descrizione dell'Anello del Monte Fara)

In bosco c'è stato qualche momento di comicità esilarante. Essendo totalmente gombro di foglie (in alcune curve del sentiero, appena visibile sotto le foglie perché non battuto, vi si sprofondava fin oltre a metà polpaccio) era un continuo trabocchetto.
Siam caduti tutti.
Io, poi, dopo aver incespicato in chissà cosa sotto le foglie e volando giù a braccia tese nella speranza di fermarmi abbracciando un faggio, ho mancato di pochissimi centimetri la presa, così da trovarmi a cadere di fianco spiacciccandomi contro l'albero che speravo salvifico.

Devo aver riso per quindici minuti: la mia caduta è stata degna di un cartone animato. Ancora adesso se penso a come son rimasta basita d'esser caduta così, mi vien da ridere!
Buone Feste!
Foto: Francesca
Soggetto: famiglia al completo sulla cima dello Jouf (1203 m/slm)


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Intelligenti pauca

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domenica, 09 dicembre 2007

Foto: Francesca
Soggetto: lo Jouf di Maniago dalla vetta del Fara
Condizioni atmosferiche: sole
Destinazione: Cima del Fara (1342)
Attacco: Bosplans - Andreis
Classificazione di difficoltà: escursionistico
Dislivello: 700 metri
Lunghezza km: 7 (dato Sentieri e Natura)
Ore di marcia: 4.45
Totale uscita: 5.30
Topografia: Tabacco 012 vecchia edizione - 028 nuova edizione
Sentieri: CAI 983
Discesa: Bosplans - Andreis
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco: prossimamente
Estratto Google Earth: qui
Orizzonte: qui

Attenzione all'estratto Google Earth: nell'estratto ho segnato il giro come doveva andar fatto, non quello che abbiamo fatto noi che, per esserci troppo tenuti vesto est in discesa ci siamo poi trovati a perdere più di un'ora.

Il giro effettivo (con la variante in verde, il nostro errore ) lo potrete trovare, invece QUI

In mezzo alla campagna, fra San Martino e Montereale, davanti alla macchina si staglia, anticipandoci di pochissimi metri e all'altezza del cofano, una poiana, che solo dopo un po', quasi volesse giocare, vira a destra per posarsi su un palo della luce.
Io ed Andrea ci siamo ammutoliti. Siam passati da questa faccia a quest'altra in tre secondi netti. Che spettacolo magnifico, che fantastica bestia e che "chiulo"!

Alle 11.00 sul sentiero, arriviamo presto alla Forcella La Croce (m 756) che separa il monte Fara dal vicino monte Jouf.

Sul fantastico libro di Sergio Fradeloni si legge che Forcella Cròus (un trivio molto suggestivo fra i faggi, molto, molto bello!) segnava la forcella sulla vecchia "strada" (una mulattiera disagevole, in verità) che, prima della costruzione della vecchia strada della Valcellina (aperta solo nel 1902!!!  oh ) era "la via di comunicazione più breve ed agevole fra i paesi della Valcellina e la pianura".

Si noti che Barcis era già abitata dall' VIII° secolo!!
Ne abbiamo già costruita una seconda in quella valle e appena un secolo fa andavano su per la forcella per arrivarci!

Lasciamo forcella Cròus e saliamo fra i faggi, tranquilli, tranquilli e rassegnati ai 700 metri di dislivello che ci aspettano, stando ben attenti a dove mettiamo i piedi, visto che foglie e terreno bagnato, lo rendono un po' insidiosetto. Appena dopo mezz'ora si incontra la segnaletica per il bivio verso la malga, ma noi puntiamo in alto.

A 1000 metri circa cominciamo a trovare un po' di neve : quella caduta durante la notte, proprio poca, e a 1150 metri usciamo in costa a goderci il panorama fantastico.

A dispetto delle previsioni dell'ARPA oggi è una bellissima giornata ed anche piuttosto limpida.
Si continua così in cresta, sferzati un po' dalla correnti ascensionali, prestando attenzione alle insidie offerte dai passaggi esposti, dalle crode classiche del Fara, oggi anche coperte di neve.

No, con una nevicata abbondante sopra, possiamo tranquillamente sentirci di sconsigliar il percorso: i canaloni partono dalla cresta ed arrivano pressoché a valle. Gran bella montagnozza il Fara, ma non proprio socievole il lato sud ecco.

Incrociamo un paio di coppie miste ed un solitario, tutti in discesa, tutti molto più mattutini di me ed Andrea.
Alle 13.15 siamo in vetta e, dopo aver strabuzzato gli occhi per il panorama e tentato di aprire il cilindro del libro di vetta (preso a sassate da tutti perché s'è rotta la stringa di cuoio per aprirlo; noi ci rinunciamo) ci mangiamo il pranzo proprio contenti di star lassù.

Ma che bellezza però!

Le montagne sembrano di cristallo, son bellissime.. eppoi c'è il sole tiepido e si sta proprio bene e, mentre siamo lì arrivano due stupendi corvi imperiali.
Magnifici! Ma che giornata fortunata per le bestie oggi.

I corvi (Corvus Corax) ci girellano attorno, neri d'un nero assoluto. Le penne mandano bagliori blu ottano, sono ... imperiali appunto. Nulla da togliere ai nostri corvi comuni in città (Corvus frugilegus) , ma i corvi imperiali son magnifici. Si fan ammirare davvero da vicino e fan anche di scemotti...
Io credo d'aver visto proprio quella stessa coppia, sull Jouf quest'estate. In tre secondi, giocando con la corrente facendo uno, con voce acuta cracracraa? e l'altro croo, di risposta, girano e s'infilano dietro al Raut.

Stupendi da togliere il fiato.


Alle due lasciamo la vetta (eh sì, in effetti è un po' tardino) per riprendere il percorso in costa verso nord est, seguendo sempre il 983 che, seguendolo tutto, ci porterebbe in Molassa (vedemmo l'attacco del 983 in Molassa: pressoché una cosa verticalissima, crostisissima e bagnatissima...). Dovremmo trovare una mulattiera a destra, ma abbiamo il nostro bel daffare da star molto attenti a quello che abbiamo a sinistra: il burrone.
Niente da fare, in faggeta non si riesce ad entrare, ci si tiene sempre il cresta. Finalmente s'entra un po' e si trova un segnale giallo e blu, il segnale per la mulattiera che dovrebbe portarci fino in malga. L'altitudine è quella segnalata dalla Tabacco, il "sasso ben segnalato" quello citato da Sentieri e Natura, insomma dovremmo esserci. Scendiamo.

Purtroppo la segnaletica è scarsa e la mulattiera non è stata percorsa... da anni? Non c'è mulattiera? Dove son finiti ora i segnali? Scendiamo allora così, senza più trovare punti di riferimento, cascando spesso, sapendo che sotto di noi, da qualche parte, dovremmo trovare i prativi della malga.
Invece troviamo una strada.

E troviamo anche un segnavia CAI.

E anche un altro.

Ma non siamo più in cresta, dove siamo? ... e 'sto sentiero che sentiero sarà? ... e quest'altro che comincia dopo la curva? mah...oppure sì: stiamo sempre affiancando la cresta? possibile?


Quello che abbiamo letto sul Fradeloni e su Sentieri e Natura, le informazioni datoci dal papà di Andrea, la Tabacco, son del tutto discordanti; con quello che vediamo: sentieri dei quali non si sapeva né se ne trova riscontro d'esistenza, strade che portano al nulla, segnaletiche ambigue...

Puntiamo a ovest e poi giriamo giù ad est per una strada, immaginando sia la strada che dalla Malga discende a Bosplans.

Ma Andrea ed io non siam per nulla convinti.
La strada che stiamo facendo non può essere la strada per la malga da Bosplans: è troppo gombra di ramaglie ed è piena di sassacci, decisamente troppo disastrata per essere stata percorsa quotidianamente fin in ottobre, Andrea poi mi fa notare come si stia puntando verso Andreis e si abbia lasciato Bosplans a destra. Un po' di bussola, un albero caduto sulla strada ostruendola e lì da mesi e la fortuna del bosco deciduo che ci fa vedere in valle ci fanno intuire d'aver davvero, davvero sbagliato. Potremmo però scendere per quella strada che, in qualche modo, ci dovrebbe portare a fondovalle, ma forse, troppo distanti dalla nostra auto.

Decidiamo di tornare sui nostri passi, risalire e tenerci più ad ovest ci sia possibile, con la speranza di incrociare così i prativi della malga ed orientarci da lassù, con la visuale sgombra dal bosco.

L'errore fatto discendendo dal bosco e seguendo in discesa la strada che ancora oggi non sappiamo dove possa portare [1], ci costerà 50 minuti fatti di corsa per recuperare il recuperabile. Non male visto che sta scendendo il sole e ci aspettano i nostri buoni 200 metri di dislivello!
In compenso, però, il Raut, al tramonto, è fenomenale!
Qui la foto


Troviamo la malga ma non ci fermiamo nemmeno a darci un'occhiata: è troppo tardi, dobbiamo scendere. Accidenti! La strada è asfaltata ed è ripida e... gelata!

Per fortuna solo per i primi cinquanta metri di dislivello, altrimenti sarebbe davvero stato comico scendere in quelle condizioni pericolosissime. Sarebbe risultata più pericolosa la strada asfaltata che la cresta!

Gran bel giro! Peccato l'essersi persi: ci ha fatto correre un po'.
Chiamasi "sveja baucchi" !

Chi fosse avvezzo ai toponomastici Ladini, saprebbe dirmi il significato esatto di "jouf", così facilmente trovabile su per le nostre montagne?


 

[1] Commento postumo: osservando bene le immagini su Google Earth abbiamo capito dove portasse la strada: nel totale nulla.

Come avevamo sospettato si trattava di una delle tante strade di servizio boschivo e tagliafuoco.

Sentieri e Natura commenta così "Tutta la discesa si svolge all’interno del bosco su una buona traccia che è stata anche recentemente segnalata" ... ma dove


Foto: Francesca
Soggetto: La croce che sormonta la pietra  - con iscrizione settecentesca - che segna la forcella


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martedì, 13 novembre 2007

Foto: Andrea
Soggetto: Casera Fossa de Bena
Condizioni atmosferiche: varibbili
Destinazione: Casera Costa Cervera e Casera Fossa de Bena
Attacco: Casa Forestale alla Crosetta sulla SP 422
Classificazione di difficoltà: Turistico
Ore di marcia: 4.20
Totale uscita: 5.20
Topografia: Tabacco 012
Sentieri: CAI 991 - 981
Dislivello complessivo 300
Discesa: Crosetta del Cansiglio
Compagnia: Michele, Iris, Andrea ed io
Estratto Virtual Earth: qui

Puntualissimi Michele ed Iris alle 9.30, come da appuntamento telefonico, parcheggiano davanti alla Casa Forestale della Crosetta. In dieci minuti netti siamo scarponati, inzainati e sul sentiero.
Che macchine da battaglia!
Michele ed Iris oggi ci accompagnano per finire il giro delle casere della parte friulana del Cansiglio: un giro che facemmo in agosto (vedi qui il report) e che ci riproponemmo di finire.
L'occasione di farlo con loro non andava sprecata.

Il bosco oramai è quasi totalmente spoglio: il sentiero è gombro di foglie secche, marroni uniformi, tante, tantissime, crocchianti sotto gli scarponi che affondano. E' bello, sembra di camminare su un tappeto di biscotti. I colori di metà ottobre (vedi qui il report) oramai non ci sono più ed anche l'aria ha cambiato odore. E' secca, pungente e "chiama" neve.
Di neve ce n'è stata, un soffio appena nelle settimane precedenti, ma ora il sole è spettacolare e lasciarsi riscaldare è un godimento.

Fa freddo, ma man mano che saliamo l'inversione termica e il riscaldamento per il leggero dislivello, fa passare la sensazione di freddo.
Nei tempi previsti arriviamo al rifugio Maset: prima tappa per fermarci, fare il punto della situazione e far vedere a Michele ed a Iris la Tabacco e il percorso che si intende fare.
Michele però comincia a reclamare il suo panino e dobbiamo distrarlo con la promessa di farglielo mangiare al più presto, per farlo desistere.

CansiglioDal Maset arriviamo alla strada che porta alla Casera Col Dei S'cios, che noi - in agosto - facemmo per rientrare dalla Ceresera. Un brevissimo tratto e subito sulla destra troviamo il 981 che s'inoltra in una bella mista faggeta ed abete. Questo sentiero, scendendo, girerà tutto Col Scarpat e ci porterà velocemente oltre a questo dove, all'uscita dal bosco, s'aprirà - improvviso e bellissimo - il panorama della valle.

Baciato dal  il versante verso valle ci porta qualche sorpresa, come dei crocus che - evidentemente - devono essersi un po' confusi di stagione.

La casera Costa Cervera oramai è chiusa, niente mucche e niente ricottine... il bel tempo ha tratto in inganno i crocus, una farfallina gialla che gira e gira senza trovare le compagne (e fa una tenerezza infinita), e pure me: credevo che gli alpeggi fossero ancora occupati e funzionanti ed invece... invece sono pronti per la neve. Tutto è messo a ricovero e chiuso.
Niente mucche. Il Cansiglio non sembra nemmeno il Cansiglio senza mucche, però!
Sospesi nel tempo, i pascoli, oramai non sono più risorsa per il bestiame ma pronti per riposare sotto la neve che tarda a venire. Un senso di sospensione che troveremo, poi, in piano, con i bar chiusi per ferie, uno dietro l'altro. Tutto chiuso per ferie. Le poche ferie fra la stagione estiva e gli alpeggi e la stagione invernale e lo sci.

Scendiamo per la strada, trovando l'attacco del 981 per Coltura di Polcenigo, che ci lasciamo alla nostra sinistra e scendiamo ancora fino alla Casera Fossa de Bena. Oramai è mezzogiorno, pertanto approfittiamo della tettoia riparata e del magnifico sole e pranziamo. Passiamo un'oretta a far chiacchiere (Michele ed Iris sono appena ornati dal viaggio di nozze) e a giocare a pallone (Iris è riuscita a trovare un pallone fucxia dentro ai ruderi della vecchia casera).

Alle 13.00 ripartiamo, prendendo un dritto su per un tracciato appena appena intuibile all'inizio, tutto da immaginare poi, che ci farà guadagnare 100 metri in una decina di minuti dentro un boschetto poco tenuto. Risbuchiamo così nella strada parallela e procediamo verso est per incrociare nuovamente la strada che scende dal Maset.

Ripreso il bosco, alle 15.00 saremo alle macchine.
Io ed Andrea poi andremo fino al Bus de la Lum.

Un posto tragico? Sì, purtroppo, ed è storia nota.
Un posto magico?
Segnalo un bell'articolo di Toio de Savorgnani che m'ha fatto tornar la voglia di tornare su per la Palantina a cercare una cosa!

Foto: Francesca
Soggetti: Michele, Iris ed Andrea


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domenica, 28 ottobre 2007
casera Palussa
Foto: Francesca
Soggetto: Casera Palussa

Condizioni atmosferiche: varibbili
Destinazione: Casera Palussa 781 m/slm
Attacco: Glera - Giais
Classificazione di difficoltà: Turistico
Ore di marcia: 2.40
Totale uscita: 4.00
Topografia: Tabacco 012
Sentieri: Troi delle Cloipes (detto anche Troi dei Muart) e Troi de Rut verso le Fratte
Dislivello complessivo: 550m. circa
Discesa: Glera
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Virtual Earth: QUI

In programma avevamo la zona di Tramonti ma il tempo era troppo in movimento, inoltre sapevamo di non poter contare su alcun punto d'appoggio al coperto. La pioggia come probabilità da fatto propendere per qualcosa di molto più vicino e conosciuto: Palussa.

Veramente fin all'ultimo momento eravamo indecisi fra il propendere per una sana domenica all'insegna della pigrizia e dei libri che fan da torretta di guardia sui comodini o l'eroismo impavido di una passeggiata anche sotto la pioggia.

Lo sprezzo per i pericolo ha scaldato i nostri cuori, fremere le nostre membra, gonfiato il nostro orgoglio ma figurati ... così alle 10.30 siam partiti da Glera per andare niente meno che... in Palussa.

Lasciamo la zona detritica colonizzata dal carpino nero e dal pero corvino, che ad aprile si presenta nella sua vistosa fioritura bianca, per salire su per il sentiero dei Muàrt, ora segnalato ANA.

Poco prima di arrivare all'incrocio del CAI 986 è iniziato a piovere. Non una gran pioggia, quella giusta però per inumidirti per bene. Dopo una macchia di noccioli, punteggiata a primavera dalla fioritura di polmonaria, elleboro verde, erba trinità e muscari azzurro, si esce ai piedi di una radura con betulle dove troviamo, appunto, la casera, dopo un'oretta, prendendocela comoda ed arrancando - in verità - un pochetto.

Pericolo! Casera presa d'assalto dai ghiri! Depositi di noci e noccioline sgranocchiate, carta igienica portata in giro per tutta la casera, scatole di cibarie rovesciate per terra. Abbiamo messo a posto e ripulito. Legna pochissima, ma per fortuna qualcosa di discretamente asciutto abbiamo trovato, buono per accendere lo spolert.

Non faceva freddissimo, ma giusto per "rompere" un attimo l'ambiente e scaldare quel giusto per asciugare la roba e mangiare al calduccio. Il menù del giorno prevedeva risotto con gli asparagi. Stavo giusto preparando per mettere su il risotto quando sento Andrea (che era fuori con il segone a far legna) salutare qualcuno e dopo pochissimo qualcosa strusciarmi veloce le gambe: un cagnino nero e marrone bagnatissimo; piuttosto bruttarello e decisamente impaurito. Scopriamo dopo dal ragazzo, non essere suo ma essersi accodato a lui mentre saliva.

orso ucciso

Cagnino puzza, grufola e cerca qualcosa da mangiare e solo dopo una ventina di minuti, mezzo panino e una pisciatina di sfregio sul resto del suo pranzo (che ingrato!) si tranquillizza e si mette ad asciugarsi. Nel frattempo il ragazzo ridiscende e cagnino pensa bene che sia più vantaggioso rimanere al calduccio con noi. Sarebbe ora di scendere: le nuvole vanno e vengono, non si riesce a capire se il cielo si sgombri o peggiori. Siam lì che guardiamo fuori quando due tuoni - ma di quelli ben assestati - fa decidere a cagnino di correre a nascondersi sotto il tavolo della casera.

Va ben, ma dobbiamo andare anche se piove. Scendiamo per la costa a Est , sul Troi de Rut, con cagnino sempre dietro ad Andrea, sempre pronto ad annusare di qua e di là e puntare qualcosa. Sbaglio strada - per non ascoltare Andrea - così finiamo per allungare la strada di rientro.

In mezzo al prato ci accorgiamo che cagnino non c'è più: andata via, senza salutare.


Girettino senza pretese ma con buona compagnia.

Foto: Francesca
Soggetto: Andrea e cagnino


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sabato, 20 ottobre 2007
Stamattina faceva freddo freddissimo, tanto che il sensore della mia macchina ha fatto il suo "pling plong" per avvertirmi, con un 4 lampeggiante, che fuori, era vero, faceva proprio freddo.
Sono stata a lezione stamattina, come tutti i sabati mattina, ma avrei voluto andare in montagna. La bora aveva spazzato via tutte le nubi e stamattina il cielo era di cristallo: uno spettacolo fantastico.

Son rientrata all'una e le nuvole stavano arrivando ma son riuscita a convincere Andrea ad accompagnarmi subito fin appena fuori, nei campi, per poter far qualche foto ad uno spettacolo così raro ... oramai e purtroppo. Che dovevo fotografare? Le mie montagne ovviamente!

Niente trekking questo week-end: l'influenza imperversa quindi niente report. Vogliate però gradire questa brevissima lezione di orizzonte: due foto delle montagne - e relativi nomi delle stesse - di casa mia.
Cliccate sulla miniatura.



Monte Candole a Pala Fontana
 (versante NNO - secondo settore)
Da Pala d'Altei al Monte Jôuf
 (versante NNO - primo settore)




cumoli
Foto: Andrea
Soggetti: montagne, magredi con Cumoli





Escursioni recenti sui monti che si possono vedere da valle:

 Un sito che non c'entra niente con il post ma che segnalo

Mondi Sintetici



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domenica, 14 ottobre 2007
io
Foto: Andrea
Soggetto: Francesca sulla strada di Col Indes
Condizioni atmosferiche: varibbili
Destinazione: Casera Palantina 1521 m/slm - Sasso della Madonna
Attacco: Canaie
Classificazione di difficoltà: Turistico (qualche esposto dalla Palantina al Sasson)
Ore di marcia: 4.30
Totale uscita: 5.20
Topografia: Tabacco 012
Sentieri CAI: 992 - 923 - ( tratti dell' Altavia delle Dolomiti e dell' Altavia Monti dell'Alpago)
Dislivello complessivo: 600 m. circa
Discesa: Malghe comunali del Cansiglio
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco: QUI
Estratto Virtual Earth: QUI

Canaie è uno dei villaggi Cimbri del Cansiglio: vi arriviamo che son già le 11.20. Sì, ce la siamo presa con la gran calma.
L'itinerario l'ha scelto Andrea ed inizialmente prevedeva un anello a sud - est (per l'Antro delle Mate, sotto il Monte Forcella del compresorio del Cavallo), invece poi, vista la temperatura in quota  e il movimento delle nuvole, abbiamo preferito rimanere verso il versante ovest verso il Cansiglio.

L'avvicinamento da Canaie alla Palantina è graduale e godibilissimo, dentro il bosco che, in questa stagione, con i  faggi con tutte le tonalità e gradazioni del rosso e i sentieri pieni di foglie crocchianti, è fantastico!!
Il Bosco del Cansiglio (post precedenti dove accedere ad altre informazioni e links utili "Il Q" "Casera Ceresera") è sempre bellissimo, in questa stagione  è da sogno.
A meno di cento metri di altitudine dalla casera, troviamo un bivio (vedi foto)  assolutamente non segnalato in Tabacco. Nemmeno nella cartina nuova, s'intenda. Proseguiamo tenendoci a sinistra ipotizzando che il sentiero di destra sia quello che rientra a Canaie per la Val Seraie, oppure per la mulattiera della Val Bella.
L'avvicinamento, dicevo, è stato tranquillo (500 metri di dislivello senza grosso impegno) e alle 12.50 arriviamo in Palantina (vedi foto).
Lo scenario è completamente diverso: dal bosco fitto, passiamo così ad una pietraia spazzata dai venti, abitata da gracchi allegrissimi, alla quale fan di contorno il Cimon di Palantina, il Monte Colombera e il Monte Forcella.

Purtroppo la casera è chiusa a chiave palantina chiusa a chiave e non c'è un minimo buco dove andarsi a riparare qualora fosse necessario (la stalla attigua è decisamente pericolante)... e non va proprio bene così!.
Ci troviamo a doverci mettere addosso tutto quello che abbiamo nello zaino, tutto ma proprio tutto. L'alti-termo segna 10 gradi e si sentono. Pranziano, ma fa davvero freddo. Per fortuna c'è anche il caffettino tiepidino, altrimenti sarebbe davvero dura (dalla prossima settimana dovremo portarci dietro l'occorrente per prepararci un pasto caldo, mi sa).

Da dietro la Palantina si vedono nuvole in movimento, l'idea di altri 200 metri di salita fra la ghiaiaccia che si scorge dalla casera, per sforcellare verso il Piancavallo, non ci fa assolutamente venir alcuna voglia. Cima ManeraSembra molto più rassicurante scendere ed infilarci nuovamente in bosco.

Una coppia con cagnolino scodinzolante (i cani montanari sono sempre cani felici e confidenti) ci consiglia invece di non scendre subito ma di fare il giro più ampio: di girare a ovest il Cimon di Palantina (inizialmente avevano capito che gli si stava chiedendo l'attacco per l'Alta Via dei Rondoi, poi ci ha guardato meglio ed ha capito che non intendevamo, di sicuro, quella della quale - però - credo d'aver visto l'attacco: una cosa spaventevolmente esposta).

Così cambiamo itinerario e ci ritroviamo a far altri 100 metri di dislivello camminando in tratti di esposto con roccette e bella vegetazione ricchissima. Il bosco cambia di carattere aumentando di altitudine e compaiono i larici. Troviamo abeti carichi di licheni (almeno così supponiamo, se qualcuno vuole darci qualche dritta in proposito, ve ne saremmo grati --> qui la foto).
Il sasso della Madonna (1657 m/slm) è un'enorme roccia tonda, proprio in mezzo all'anfiteatro formato dalla Cima delle Vacche, il Cimon del Cavallo e il Cimon di Palantina, che ora abbiamo alla nostra destra.
Questa attraversata imprevista dal gusto dolomitico, ci ha messo allegria.

Scendiamo per il 923. Una discesa orrida! Se prima erano rocce a strapiombo poi, una lingua di ghiaia di frana, ci porterà giù di 200 metri, fino alle baracche Mognol in poco più di venti minuti. Andrea tenta invece di mantenersi fuori dalla ghiaia e rimanere sul pendio erboso sconnesso. Capitomboli 1:1. Pari.

Dalle Baracche alla Malga Pradosan è tutto bosco (vedi foto): una bella passeggiata di meno di un'ora. Un falco sembra contrariatissimo della nostra presenza.
Ci vorrà più di un'ora e mezza di asfalto (una noia mortale!!) dalla Pradosan a Canaie, passando per malghe comunali, col Indes (vedi foto) e vecchie teleferiche di risalita, il Vivaio della Forestale, le scuderie della Forestale.
Probabilmente ci avremmo impiegato di meno se non ci fossimo fermati a far i grattini a dei maialotti che stavano prendendo il sole, fare le coccole a delle mucchine... (vedi foto 1 e foto 2) come al solito ci "perdiamo via".
Mi piacerebbe moltissimo segnalare questo itinerario su Sentieri e Natura, visto che nessuno ne ha fatto il report, ma dovrei rifare tutti i calcoli. Non lo escludo però.

Bellissimo portale: Belluno Dolomiti.it

Foto: Andrea
Soggetto: Cimon del Cavallo (Cima Manera)