Foto: Francesca
Soggetto: lo Jouf di Maniago dalla vetta del Fara
Condizioni atmosferiche:
Destinazione: Cima del Fara (1342)
Attacco: Bosplans - Andreis
Classificazione di difficoltà: escursionistico
Dislivello: 700 metri
Lunghezza km: 7 (dato
Sentieri e Natura)
Ore di marcia: 4.45
Totale uscita: 5.30
Topografia: Tabacco 012 vecchia edizione - 028 nuova edizione
Sentieri: CAI 983
Discesa: Bosplans - Andreis
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco: prossimamente
Estratto Google Earth:
quiOrizzonte:
quiAttenzione all'estratto Google Earth: nell'estratto ho segnato il giro come doveva andar fatto, non quello che abbiamo fatto noi che, per esserci troppo tenuti vesto est in discesa ci siamo poi trovati a perdere più di un'ora.
Il giro effettivo (con la variante in verde, il nostro errore

) lo potrete trovare, invece
QUI
In mezzo alla campagna, fra San Martino e Montereale, davanti alla macchina si staglia, anticipandoci di pochissimi metri e all'altezza del cofano, una poiana, che solo dopo un po', quasi volesse giocare, vira a destra per posarsi su un palo della luce.
Io ed Andrea ci siamo ammutoliti. Siam passati da questa faccia
a quest'altra
in tre secondi netti. Che spettacolo magnifico, che fantastica bestia e che "chiulo"!
Alle 11.00 sul sentiero, arriviamo presto alla Forcella La Croce (m 756) che separa il monte Fara dal vicino monte Jouf.
Sul fantastico libro di Sergio Fradeloni si legge che Forcella Cròus (un trivio molto suggestivo fra i faggi, molto, molto bello!) segnava la forcella sulla vecchia "strada" (una mulattiera disagevole, in verità) che, prima della costruzione della vecchia strada della Valcellina (aperta solo nel 1902!!!
) era "la via di comunicazione più breve ed agevole fra i paesi della Valcellina e la pianura".
Si noti che Barcis era già abitata dall' VIII° secolo!!
Ne abbiamo già costruita una seconda in quella valle e appena un secolo fa andavano su per la forcella per arrivarci!
Lasciamo forcella Cròus e saliamo fra i faggi, tranquilli, tranquilli e rassegnati ai 700 metri di dislivello che ci aspettano, stando ben attenti a dove mettiamo i piedi, visto che foglie e terreno bagnato, lo rendono un po' insidiosetto. Appena dopo mezz'ora si incontra la segnaletica per il bivio verso la malga, ma noi puntiamo in alto.
A 1000 metri circa cominciamo a trovare un po' di neve
: quella caduta durante la notte, proprio poca, e a 1150 metri usciamo in costa a goderci il panorama fantastico.
A dispetto delle previsioni dell'ARPA oggi è una bellissima giornata ed anche piuttosto limpida.
Si continua così in cresta, sferzati un po' dalla correnti ascensionali, prestando attenzione alle insidie offerte dai passaggi esposti, dalle crode classiche del Fara, oggi anche coperte di neve.
No, con una nevicata abbondante sopra, possiamo tranquillamente sentirci di sconsigliar il percorso: i canaloni partono dalla cresta ed arrivano pressoché a valle. Gran bella montagnozza il Fara, ma non proprio socievole il lato sud ecco.
Incrociamo un paio di coppie miste ed un solitario, tutti in discesa, tutti molto più mattutini di me ed Andrea.
Alle 13.15 siamo in vetta e, dopo aver strabuzzato gli occhi per il panorama e tentato di aprire il cilindro del libro di vetta (preso a sassate da tutti perché s'è rotta la stringa di cuoio per aprirlo; noi ci rinunciamo) ci mangiamo il pranzo
proprio contenti di star lassù.
Ma che bellezza però!
Le montagne sembrano di cristallo, son bellissime.. eppoi c'è il sole tiepido e si sta proprio bene e, mentre siamo lì arrivano due stupendi corvi imperiali.
Magnifici! Ma che giornata fortunata per le bestie oggi.
I corvi (Corvus Corax) ci girellano attorno, neri d'un nero assoluto. Le penne mandano bagliori blu ottano, sono ... imperiali appunto. Nulla da togliere ai nostri corvi comuni in città (Corvus frugilegus) , ma i corvi imperiali son magnifici. Si fan ammirare davvero da vicino e fan anche di scemotti...
Io credo d'aver visto proprio quella stessa coppia, sull Jouf quest'estate. In tre secondi, giocando con la corrente facendo uno, con voce acuta cracracraa? e l'altro croo, di risposta, girano e s'infilano dietro al Raut.
Stupendi da togliere il fiato.
Alle due lasciamo la vetta (eh sì, in effetti è un po' tardino) per riprendere il percorso in costa verso nord est, seguendo sempre il 983 che, seguendolo tutto, ci porterebbe in Molassa (vedemmo l'attacco del 983 in Molassa: pressoché una cosa verticalissima, crostisissima e bagnatissima...). Dovremmo trovare una mulattiera a destra, ma abbiamo il nostro bel daffare da star molto attenti a quello che abbiamo a sinistra: il burrone.
Niente da fare, in faggeta non si riesce ad entrare, ci si tiene sempre il cresta. Finalmente s'entra un po' e si trova un segnale giallo e blu, il segnale per la mulattiera che dovrebbe portarci fino in malga. L'altitudine è quella segnalata dalla Tabacco, il "sasso ben segnalato" quello citato da Sentieri e Natura, insomma dovremmo esserci. Scendiamo.
Purtroppo la segnaletica è scarsa e la mulattiera non è stata percorsa... da anni? Non c'è mulattiera? Dove son finiti ora i segnali? Scendiamo allora così, senza più trovare punti di riferimento, cascando spesso, sapendo che sotto di noi, da qualche parte, dovremmo trovare i prativi della malga.
Invece troviamo una strada.
E troviamo anche un segnavia CAI.
E anche un altro.
Ma non siamo più in cresta, dove siamo? ... e 'sto sentiero che sentiero sarà? ... e quest'altro che comincia dopo la curva? mah...oppure sì: stiamo sempre affiancando la cresta? possibile?

Quello che abbiamo letto sul Fradeloni e su Sentieri e Natura, le informazioni datoci dal papà di Andrea, la Tabacco, son del tutto discordanti; con quello che vediamo: sentieri dei quali non si sapeva né se ne trova riscontro d'esistenza, strade che portano al nulla, segnaletiche ambigue...
Puntiamo a ovest e poi giriamo giù ad est per una strada, immaginando sia la strada che dalla Malga discende a Bosplans.
Ma Andrea ed io non siam per nulla convinti.
La strada che stiamo facendo non può essere la strada per la malga da Bosplans: è troppo gombra di ramaglie ed è piena di sassacci, decisamente troppo disastrata per essere stata percorsa quotidianamente fin in ottobre, Andrea poi mi fa notare come si stia puntando verso Andreis e si abbia lasciato Bosplans a destra. Un po' di bussola, un albero caduto sulla strada ostruendola e lì da mesi e la fortuna del bosco deciduo che ci fa vedere in valle ci fanno intuire d'aver davvero, davvero sbagliato. Potremmo però scendere per quella strada che, in qualche modo, ci dovrebbe portare a fondovalle, ma forse, troppo distanti dalla nostra auto.
Decidiamo di tornare sui nostri passi, risalire e tenerci più ad ovest ci sia possibile, con la speranza di incrociare così i prativi della malga ed orientarci da lassù, con la visuale sgombra dal bosco.
L'errore fatto discendendo dal bosco e seguendo in discesa la strada che ancora oggi non sappiamo dove possa portare [1], ci costerà 50 minuti fatti di corsa per recuperare il recuperabile. Non male visto che sta scendendo il sole e ci aspettano i nostri buoni 200 metri di dislivello!
In compenso, però, il Raut, al tramonto, è fenomenale!
Qui la foto 
Troviamo la malga ma non ci fermiamo nemmeno a darci un'occhiata: è troppo tardi, dobbiamo scendere. Accidenti! La strada è asfaltata ed è ripida e... gelata!
Per fortuna solo per i primi cinquanta metri di dislivello, altrimenti sarebbe davvero stato comico scendere in quelle condizioni pericolosissime. Sarebbe risultata più pericolosa la strada asfaltata che la cresta!
Gran bel giro! Peccato l'essersi persi: ci ha fatto correre un po'.
Chiamasi "sveja baucchi" !
Chi fosse avvezzo ai toponomastici Ladini, saprebbe dirmi il significato esatto di "jouf", così facilmente trovabile su per le nostre montagne?
[1] Commento postumo: osservando bene le immagini su Google Earth abbiamo capito dove portasse la strada: nel totale nulla.
Come avevamo sospettato si trattava di una delle tante strade di servizio boschivo e tagliafuoco.
Sentieri e Natura commenta così "Tutta la discesa si svolge all’interno del bosco su una buona traccia che è stata anche recentemente segnalata" ... ma dove 
Foto: Francesca
Soggetto: La croce che sormonta la pietra - con iscrizione settecentesca - che segna la forcella