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lunedì, 28 aprile 2008
Merda di un drogato,
che il lucchetto hai segato,
che ti vendano farina
al posto della cocaina!

La bici era dell'Andrea
che ti perseguiti la diarrea,
e anche un brufolo sul sedere
ché che ti possa ravvedere.

Era nuova, di tre mesi,
 dovrai ricorrere alla chinesi

e resterai anchilosato
finché non sarai cassato.

Questa bella filastrocca
rincorra veloce a chi tocca,
non ti salverà alcun espediente
brutto coso deficiente!

Ma che nulla accada a chi, la bici ricomprerà
è bella e robusta, ed al lavoro lo porterà.

Un saluto alla bici
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Musica: Andrea



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Francesca ha scritto questo per la categoria: In cauda venenum

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lunedì, 07 gennaio 2008
euro

Ma qualcuno sa qualcosa che abbia un senso riguardo all'Idolo di Pomos? Non trovo notizie decenti.
Che Euro "esteri" vi hanno dato di resto che vi son piaciuti e che i siete tenuti?
Elena tu dovresti averne visto parecchi di particolari.
Io non riesco a spendere le monete da 1 e da 2 euro greci, per esempio, quando me le dan di resto faccio tutta una cerimonia tipo puja... ah se son balenga


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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martedì, 04 dicembre 2007
loveMi piace girare in bicicletta.
O giro in bus o in bici.

Ho ripreso la bici quando non ho potuto guidare la macchina per quasi un mese dopo l'intervento e mi ci sono riaffezionata.

Ho una bella olandesina viola, con roselline rosa e accessori bianchi: un regalo inaspettato di papà che me l'ha portata da Caorle ed è andata a sostituire la mia adorata biciclettina rossa di quand'ero piccola, che adesso fa la pensionata e la uso solo nella stagione estiva quando vado dai miei.

Di Atala viola ne ho visto solo un'altra girare.

Girare in macchina mi innervosisce: traffico, parcheggi, parcometri, centro interdetto al traffico, divieto , targhe pari targhe dispari, tresette e sett'e mezzo, clacson e prepotenze. In bici sto prima, mi godo le piste ciclabili (parecchie e discretamente tenute a Pordenone), la ficco dappertutto, prendo i sensi unici contromano (ma con attenzione), giro per il centro storico e scopro scorciatoie nuove ad ogni giretto (parcheggi condominiali, stradine fra i vecchi palazzi, sterrati... da dove sto io al centro ci metto 15 minuti: esattamente quanto ci impiego in macchina ad arrivarci e trovare parcheggio, trovandolo subito).
bici

Al lavoro ci andiamo in tre in bicicletta ed uno dei miei colleghi ha anche la targa "NO OIL" attaccata dietro.

Ok, fa freddo, ma attrezzata con i berrettoni di lana s'affronta ancora.
Portare a casa la spesa è un'impresa, ma ho due bei cestini capienti, gli elastici colorati e poi, andandoci in bici, tengo sott'occhio la lista, senza farmi tentare da acquisti inutili.

Ecco, appunto, i cestini.

Avevo un cestino in vimini, viola coma la bici, ma gli strapazzamenti nel sottoscala condominiale, l'han ridotto da buttar via così l'ho cambiato ed aggiunto anche un altro dietro.

I cestini sono neri e... stonano.

Oggi son andata a comperare un lucchetto nuovo, bianco (perché quello a molla è proprio andato e la chiave fa fatica a girare: un giorno o l'altro me la ritrovo rotta dentro) e son andata a farmi fare una bomboletta spray di vernice.

Questa proprio non la sapevo. Son andata dal signor Danilo e gli ho fatto vedere la bici.

- Eh no, di quel colore proprio non ce l'ho ma te lo faccio
- Davvero? Quando torno?
- Ah stai qua che te lo faccio.

Insomma ha miscelato vari colori, abbiamo fatto un paio di prove, mi ha aggiunto il metallizzato ed adesso ce l'ho: ho la bomboletta per farmi i cestini viola in tinta.

Che chiccheria!

Son sempre che guardo le city bike.
Non nego che mi piacerebbe avere una bici con le marce... ma vuoi mettere una bici viola con i cestini viola?

Se vedete un'anima lunga tutta imbacuccata che gira canticchiando con l' I-pod su una bici viola non avrete dubbi: son proprio io. Salutatemi! ciao




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Francesca ha scritto questo per la categoria: In mente Dei

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giovedì, 29 novembre 2007


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martedì, 27 novembre 2007
Dal sito di Nannok un manifesto dell'IKEA, bellissimo eppur censurato perché ritenuto diseducativo.

Uno dei tanti (alcuni veramente storici) protagonisti di una mostra conclusasi la scorsa primavera alla Stazione Termini di Roma.

Ma diseducativo per chi? I genitori?





Beh, oggi pomeriggio, tutta bella e garrula per aver terminato di lavorare, prendo la bici, metto la borsa del lavoro nel cestone e... e la bici non riesco nemmeno a manovrarla.
Mh, 'na gomma sgonfia? No.
Ma il manubrio è durissimo!

Son tornata a casa faticando un bel po', zizzagando che sembravo un ubriaco, imprecando contro chi toglie la sua bici dalla rastrelliera e mi scassa regolarmente gli attacchi dei cestini e che stavolta, con buona probabilità, e come è già successo, me l'avrà buttata per terra.

Ciclisti insolenti!
Pirati della rastrelliera!

Sotto casa c'erano il Signor Luca e il Signor Mario (ultra sessantenni che mi abitano vicino) che, vistami arrivare brontolando con il cappellaccio calcato in testa e affannata per la fatica, mi son venuti incontro per vedere cosa mi fosse successo (abito in un piccolo quartierino e ci conosciamo bene tutti).

In tre secondi hanno tirato fuori bombolette spray, olio e non so quant'altro e son spariti con la mia bicicletta.

Me la son ritrovata aggiustata e lucidata davanti alla porta della mia cantina.

Mi spiacerà davvero tanto trasferirimi da qua. Ci vogliono bene e - soprattutto - vogliono bene a Jenny e la trattano con cortesia e son sempre attenti che non le succeda nulla: la fanno entrare nell'atrio quando inizia a piovere oppure quando miagola davanti al portoncino perché vuol salire su (adesso va a miagolare direttamente sotto la finestra della cucina di Mario e Francesca), poi si mette con la bocca appoggiata  al battente della nostra porta e fa mieuuoooooouuw? mieuuuuuuoooooooooow?
Sì, mi dispiacerà.


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sabato, 30 giugno 2007



Dovevamo far una sorpresa ad Elena, ma dato che non siam capaci di tenerci un cecio in bocca, ha "annusato" subito che gliene stavamo combinando una per sotto.

Contagiate irrimediabilmente dalla succitata donna, anche io e Deborah, dopo ricerche in web, e qualche patema d'animo, abbiamo deciso di comperarci i bento ed ora son qui a pagare il dovuto scotto ad Elena (ma ci racconterai perché, come e quanto tu ti sei fatta rapire da questi micro-cosi?): foto obbligatorie.

La scusa?

La scusa ufficiale: talvolta pranzo fuori ma non mi posso permettere pizze fumanti, panini al prosciutto, tramezzini al volo o - peggio che mai - fast food. La mia gerd, poi,  mi impone regole precise ed orari precisi, sicché ultimamente giro con cubetti di frutta e vari stuzzichini in borsetta: dopo il terzo giorno la barretta di cereali vien a noia. Avevo voglia di rinnovare la mia batteria di micro-scatolette porta cibo con qualche oggettino discreto e piacevole da vedersi. Ancora più plausibile la scusante della prospettiva di più di un pranzo fuori casa, settimanale, il prossimo anno lavorativo.

La spudorata verità: questi oggettini sono deliziosissimi, belli, piacevolissimi al tatto, dei veri gioiellini. Nulla di simile è venduto in Italia se non da due rivenditrici che le importano direttamente dal Giappone. Sia i miei che quello di Deborah sono stati comperati da noi, da due diversi rivenditori direttamente in Giappone e contrattare con i venditori ed attenderli è stato.. beh a tratti anche emozionante. Son dei cosini piccini così, che stanno in una mano sola.

Ne ho due, due classici: un Clover (con borsettina termica, scatoletta e porta salsine in tinta) ed un Dragon Fly (al quale ho confezionato io il kinchaku, prendendo spunto dai modelli originali). Nelle foto ci sono anche un rice mold, dei divisori, i porta ashi, un oshibori e il suo scatolino e una strana bottiglietta a forma di elefante che mi ha regalato Deborah: un porta salsa di soja.

Non ho senz'altro la pretesa di poter arrivare a raffinatezze simili 毎日のお弁当° (Daily lunch) [provate a fare un giro usando il menù dei vari mesi, lo so che è in giapponese, ma non serve proprio saper il giapponese per poter ammirare tanta maestria] ma cercherò di postare qualche pranzo per bento e - senz'altro - qualche ricettina Just for Bento, come sto già facendo.


 






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sabato, 30 giugno 2007

Niente da fare, anche quest'anno nessuno s'è interessato ad importare cotal meraviglia di scarpetta!



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lunedì, 23 aprile 2007

Visit the land where most of the stuff is made of Pongo™


 

pongo



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giovedì, 05 aprile 2007

In 1992, IBM introduced the first ThinkPads, 700 and 700C, into the market. The 700C, with Microsoft Windows 3.1 operating system, 25 MHz 486SLC processor, 120 MB hard disk drive, the industry's first 10.4" TFT color display, 2.2" x 11.7" x 8.3" dimension (56 x 297 x 210 mm), and 3 kg (6.5 lb) weight, cost US$ 4,350. The design of the commercial versions differed significantly from the prototype's keyboard-less tablet design. The bright red TrackPoint, embedded in the keyboard, enabled the notebook to be used on an airline tray table without a mouse. An IBM researcher conceived the title "ThinkPad" from a corporate-issued leather-bound pocket notebook with the corporate motto 'Think' embossed on the cover. The name met disagreements from the IBM corporate naming committee because the nomenclature system for the IBM computers was then numerical; however, the brand name "ThinkPad" was kept as the press showed appreciation for the title.

ThinkPads have been praised for exceptional build quality, system reliability, and services throughout their decade and a half of presence in the consumer market.

ibm bento

Tom Hardy, corporate manager of the IBM Design Program met Italian-based designer Richard Sapper (noted then for the design of the Tizio lamp and later commissioned to design a ballpoint for Lamy) and Kazuhiko Yamazaki, lead notebook designer at IBM's Yamato Design Center in Japan. Sapper proposed a design inspired by the Shôkadô bentô, a traditional black-lacquered Japanese lunch box.



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domenica, 04 febbraio 2007
san valentinoIl gohei è un oggetto cerimoniale del culto shintoista che simboleggia la purificazione. Esso consiste in una bacchetta o bastone da cui pendono strisce di carta bianca.
L'asta può essere di bambù o del legno dell'albero di sakaki (nome scientifico: Cleyera japonica), una pianta considerata sacra. Alla sua estremità sono inseriti striscioni di carta che possono essere di houshogami, una particolare carta molto spessa usata esclusivamente per gli usi cerimoniali.

Questo strumento del culto shintoista rimanda alle cerimonie ancestrali, alla forma più antica e originale della religione giapponese, quando il termine shintou non esisteva ancora (venne coniato soltanto dopo il IV secolo per distinguerlo dal buddhismo), e non ne esisteva una codificazione e istituzionalizzazione.
In quel periodo la religione era un sentimento spontaneo di meraviglia, riconoscimento e contemplazione delle forze naturali che si manifestava in una celebrazione ed esaltazione vitalistica.

Il gohei è dunque un tipico strumento sciamanico usato dalla sacerdotessa per evocare gli spiriti in uno stato di trance. Attraverso la danza, i gesti, le formule magiche, e agitando appunto il gohei, può guarire (cacciando gli spiriti maligni) oppure praticare la divinazione.

Link per approfondire la religione Scintoista



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