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lunedì, 14 aprile 2008
Satyagraha, di Philipp Glass
sabato 19, ore 19.30, in diretta dalla Metropolitan Opera House di New York

Con il termine "Satyagraha" si indica il tipo di lotta nonviolenta praticata da Gandhi, Martin Luther King ed altri nella storia. La parola deriva dai termini in sanscrito satya (verità), la cui radice sat significa Essere, e agraha (fermezza, forza). E Satyagraha è il titlo della seconda opera lirica di Glass, una meditazione sulla filosofia politica di Gandhi che si svolge durante gli anni nei quali Gandhi ha lottato per i diritti civili degli Indiani in Sud Africa, dal 1893 al 1914.

Non è la storia di un personaggio, è piuttosto un concetto.

Il libretto di Constance De Jong mette in evidenza come il potere di satyagraha agisce su varie sfere, sempre più grandi: l'individuo, la comunità, il mondo. Il libretto in sanskrito è tratto dal testo hindu preferito di Gandhi, la "Bhagavad Gita".

La Bhagavad Gita racconta i consigli del dio Krishna al principe Arjuna quando questo esita a portare a termine una battaglia epica, indeciso se combattere i suoi nemici o semplicemente andarsene. Krishna spinge Arjuna ad agire e seguire il suo dovere. Il dialogo tra i due è nella prima scena dell'opera e Gandhi vi canta insieme al dio e al principe, facendo riferimento alla sua lotta contro l'ingiustizia in Sud Africa. Nelle scene seguenti, Gandhi e i suoi satyagrahi cantano le parole antiche di Krishna, poiché la loro lotta è un'incarnazione di una lotta cosmica, il conflitto tra l'amore e il caos della violenza.

Per sottolineare la presenza eterna della satyagraha nel mondo, ognuno dei tre atti include uno "spirito" che non partecipa nell'azione ma serve a rappresentare il concetto stesso: nel primo atto lo "spirito" è Lev Tolstoj, nel secondo è Rabindranath Tagore e nel terzo è il leader dei diritti civili americani, Martin Luther.


locandina e libretto



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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venerdì, 25 gennaio 2008
Dal lunedì al venerdì
dalle 14:30 alle 15:00

Il Terzo Anello

 
         
Un programma di Carla Fioravanti.
Regia di Daria Corrias a cura di Fabiana Carobolante.
Consulenza musicale di Valerio Corzani.

Aviano Italia: Le basi nato viste da vicino

Microstorie comuni di Carla Fioravanti

Il nuovo ciclo di Radio3 in onda dal 7 Gennaio racconta la vita di chi vive e lavora vicino alle basi militari americane e nato in Italia.

Cosa vuol dire vivere accanto a una base militare? E' davvero un vantaggio economico per la comunità? Qual'è l'impatto su ambiente e territorio?

Nel nuovo ciclo di Radio3, Aviano Italia, Carla Fioravanti racconta la vita intorno alle basi militari americane e Nato in un itinerario sonoro che percorre l'Italia da nord a sud.

clicca  On line tutte le puntate trasmesse fin ora.


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venerdì, 18 gennaio 2008

M’ILLUMINO DI MENO 2008
Giornata Internazionale del Risparmio Energetico

>> IL DECALOGO DI CATERPILLAR

Per il quarto anno consecutivo Caterpillar, il noto programma di Radio2, in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30, lancia per il 15 febbraio 2008 "M'illumino di meno", una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico.

Dopo il successo delle passate edizioni, Cirri e Solibello, i conduttori di Caterpillar, chiederanno nuovamente ai loro ascoltatori di dimostrare come il risparmio sia una possibilità concreta e reale a cui attingere oggi stesso per superare i problemi energetici che assillano il nostro paese e gran parte delle nazioni del pianeta. L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 15 febbraio 2008 dalle ore 18. Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, astrofili, società sportive, gruppi scout, istituzioni, associazioni di volontariato, università, cral aziendali, ristoranti, negozianti e artigiani uniti per diminuire i consumi in eccesso e mostrare all'opinione pubblica come un altro utilizzo dell'energia sia possibile.

Nelle precedenti edizioni "M'illumino di meno" ha contagiato milioni di persone impegnate in un'allegra e coinvolgente gara etica di buone pratiche ambientali. Lo scorso anno il "silenzio energetico" coinvolse simbolicamente le piazze principali di tutt'Italia: a Roma si spensero il Colosseo, il Pantheon, la Fontana di Trevi, il Palazzo del Quirinale, Montecitorio e Palazzo Madama, a Verona l'Arena, a Torino la Basilica di Superga, a Venezia Piazza San Marco, a Firenze Palazzo Vecchio, a Napoli il Maschio Angioino, a bologna Piazza Maggiore, a Milano il Duomo e Piazza della Scala, a Pisa Piazza dei Miracoli, a Siena Piazza del Campo, a Catania Piazza del Duomo, ad Agrigento la Valle dei Templi, e centinaia di altre piazze in centinaia di altri comuni grandi e piccoli, grazie al prezioso aiuto dell’ ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

La campagna di "M'illumino di meno 2008" inizierà il 15 gennaio e si protrarrà per un mese fino al 15 febbraio (vigilia dell'anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto), dando voce al racconto delle idee più interessanti e innovative, in Italia e all'estero, per razionalizzare i consumi d'energia e di risorse, dai piccoli gesti quotidiani agli accorgimenti tecnici che ognuno può declinare a proprio modo per tagliare gli sprechi.

Sul sito internet del programma www.caterueb.rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione alla campagna, precisando quali iniziative concrete si metteranno in atto nel corso della giornata, in modo che le idee più interessanti e innovative servano da esempio e possano essere riprodotte dagli altri aderenti.
Quest'anno la campagna "M'illumino di meno" è patrocinata Ministero dell'Ambiente e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La redazione di Caterpillar


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Francesca ha scritto questo per la categoria: In mente Dei

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mercoledì, 06 giugno 2007

Nell'86 divenni "obiettore televisivo". La tv la guardavo proprio poco anche prima, ultima cosa vista? "Quelli della notte" (ora negli archivi rai le puntate: clicca per vederle). Ne guardavo un pezzo, facendomi l'indispensabile caffè delle 23.00, quello che doveva tenermi sveglia fino alle 2.00.
Davo esami.

Dopo di che basta tv. Fino  alla primavera del '90, dove - essendomi rotta un braccio e una gamba ed essendo costretta a letto - gli amici mi comprarono un televisore di seconda mano, ma dotato di un telecomando enorme, e mi prestarono un videoregistrore. Un giorno sì ed uno no mi arrivavano quintali di cassette. Non avevo l'antenna sul tetto, pertanto la televisione si vedeva malissimo.
Finita la convalescenza e reso il registratore la televisione era ritornata una cosa inutile così diventò presto una cosa ingombrante. La vendetti.
Obiettore televisivo. Cerchi questa parola su internet e non esiste, non trovi nulla. Eppure di obiettori televisivi negli anni ottanta ve n'erano, conobbi più di una persona che non teneva televisori per scelta.

Dopo qualche anno me ne regalarono un'altra di piccina, in bianco e nero, sempre i soliti amici. Era un recupero di un trasloco. Aveva i rotelloni, una pulsantiera rumorosissima, aveva l'antenna rotta, ma era rossa, fatta "strana" un vero gioiello di design anni settanta.

Un pezzo da collezione come possono essere i Viem-Master della Sawyers (del quale parlavo domenica a Deborah senza riuscire nemmeno a descriverlo) o il Proiettore Festacolor (che aveva Desi). Ce l'ho ancora in cantina la tv rossa. Devo proprio fotografarla: merita!

Comunque manco quella la guardavo tanto: l'immagine era distorta, troppo luminosa, senza antenna poi, era penoso girare per casa in cerca di un po' di segnale. Nel '93 comprai il televisore che ho adesso: la mia prima ed unica televisione, persino vera, e un'antenna esterna. Un acquisto-regalo obbligato: mi si diedero dei soldi con quella che "era indecente che rimanessi senza televisione, una sorte di intenzionalità di palesare ignoranza". Accontentai.


La mia ignoranza televisiva era palese e tangibile, è vero. Continuavo a preferire di gran lunga la radio, come ora, e internet. Ed allora c'era Libero, che non era per niente Libero e al quale pagavi un discreto canone annuale, oltre agli scatti alla Telecom. Che tempi.


web cam puntata sullo studio U2 della sede di  Roma di Radio Rai 2


La mia ignoranza? Ancora adesso capita di parlare di trasmissioni a cavallo degli anni ottanta e novanta ed io non ricordo nomi né visi, nè occasioni.

Ho iniziato - in definitiva - a vedere la tv nel 2000, quando son venuta a vivere qui. Qui c'è l'antenna. Si vede malissimo Rai Tre, l'emittente che guardo, in definitiva, di più.
Eh beh pazienza. Si vive bene anche senza.

 



monoscopio



Perché guardare la televisione?

Ormai ha conquistato il mondo È una sorta di nuovo habitat che invade ogni spazio

di Grasso Aldo

 OSSESSIONI Un romanzo di Toussaint racconta in toni grotteschi il rapporto problematico fra modernità e piccolo schermo. E ripropone interrogativi inquietanti Perché guardare la televisione? Ormai ha conquistato il mondo «Lei la guarda molto la televisione? gli chiesi girandomi verso di lui. Lui si irrigidì immediatamente, incrociando le braccia sul petto in un gesto difensivo, e si affrettò ad assicurarmi di no. No, no; molto poco, disse, quasi mai, giusto un' opera ogni tanto, o qualche vecchi o film.

Ma li registro, aggiunse, li registro (come se il fatto di registrarli dovesse attenuare la colpa)». Tutti guardiamo la tv, raramente rifiutiamo di parlarne, ma non ci dispiace dissimulare un senso di pudore, generalizzato e colpevole, nell' ammettere che guardiamo la tv, anche se registrata, sottratta cioè al tempo imposto dalla tv. I romanzieri, poi, hanno faticato una vita per introdurre la tv nelle loro storie e quando l' hanno fatto è come se descrivessero una patologia, per giunta di malavoglia.

Tuttavia, mentre gli intellettuali impiegavano un tempo pletorico per accorgersi della sua esistenza, la tv, invece, rappresentandosi come unico terminale della vita, divorava tutto: scritture e problemi, falci e martelli, storie e storiacce, mode e modi. Una lenta opera di fagocitazione che si è manifestata nelle forme più svariate: saccheggio, satira, spoliazione, prestito, razzia: «È stato quando ho capito questo - ha ammesso Italo Calvino - che ho cominciato a brandire il telecomando non più verso il video, ma fuori della finestra, sulla città...». Adesso la tv è diventata così ingombrante - un problema, se anche un filosofo come Karl Popper se n' è occupato - da sollecitare soluzioni drastiche.

Come liberarsene? È possibile liberarsene?

Ecco due belle suppliche cui tenta di dare seguito il romanzo di Jean-Philippe Toussaint, che si chiama, appunto, La televisione.

Un professore universitario, trovandosi da solo un' estate a Berlino, si convince che non riuscirà mai a scrivere un saggio sul pittore Tiziano Vecellio (in sigla TV) se prima non si sarà sbarazzato di quel cordone ombelicale che lo tiene saldamente unito alla tv. Non che la guardi molto (il Tour de France, sì), ma decide di ignorarla del tutto e consacrarsi ai suoi studi: «Seduto sul divano del salotto davanti al televisore spento, guardavo lo schermo di fronte a me e mi chiedevo cosa potesse esserci ora alla televisione. Infatti, una delle caratteristiche della televisione, quando non la guardi , è quella di farti credere che se l' accendi potrebbe succedere qualcosa di più intenso e inatteso di quello che di solito ti succede nella vita».

Ma non succede mai niente in tv, non c' è tragedia universale che ci renda partecipi più di quanto ci coinvolga uno scampolo della nostra vita personale. L' attrazione televisiva sfrutta semplicemente, dopo un pretestuoso abboccamento iniziale, gli attimi di smarrimento e di solitudine degli spettatori. È un niente che ci inghiotte. Per questo, la tv ha dato un esito fantasmagorico alla tragedia del nostro tempo, che è la perdita del senso. L' indistinzione diventa il suo unico carattere: sempre lo stesso mare inquieto, senza ragione e senza riposo, baluginante flusso perpetuo, rilucente superfi cie: «Gli artisti, se rappresentano la realtà nelle loro opere, lo fanno allo scopo di abbracciare il mondo e di coglierne l' essenza, mentre la televisione, se la rappresenta, lo fa per disattenzione, si può dire, per semplice

determinismo tecnico, per incontinenza». Vivere senza tv diventa per il professore un assillo. Ci prova in tutte le maniere: blandendola, ignorandola, riflettendoci sopra. Niente da fare. Spento il video, il professore si accorge che il lavoro non procede, la quotidianità non perde il ridicolo, il suo sguardo rimane allucinato. Si accorge soprattutto che la tv è una sorta di nuovo habitat che determina non pochi dei nostri rapporti sociali e simbolici; da tempo guardiamo la realtà con occhio televisivo, persino la grande pittura di Tiziano.

Ma c' è di più: ormai c' è più tv nella vita di tutti i giorni che dentro lo schermo, la realtà si è tranquillamente assoggettata alle regole del video. Morale: da quando il professore smette di guardare la tv capisce quanto essa sia insignificante rispetto a quel grandioso programma televisivo che è la realtà. Toussaint racconta questa scoperta con una scrittura educata al grottesco e con un rigore da entomologo.



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Impromptu

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lunedì, 19 marzo 2007
E tre!

Oh che ben, ma l'è un'epidemia? Vi laureate tutte adesso?
Brava e bravissima!

Un regalino via web per Mara


E un bacione!


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Illic e tunc

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domenica, 18 marzo 2007

 

Napoletano VS Tarantino

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Reatino VS Lucano
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Salernitano VS Milanese
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Friulano VS Calabrese
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Direttamente da "Il ruggito del Coniglio", la rubrica dei dialetti. Scaricabile l'MP3. Da seguire!

Clicca su una delle due regioni ed ascolta la rubrica



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Irre orre

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sabato, 17 marzo 2007

Segnalo l'ultimo palinsesto de "Il Terzo Anello" che per questi giorni manda in onda "Dal Gange a Bollywood": ciclo di nove puntate curato da Patrizia Todaro, in onda sabato e domenica mattina alle 10.50.

Sentito stamattina, ma putroppo solo un pezzetto (si sente malissimo rai tre dalla radio sui 98.5 e non c'è verso alcuno d'agganciare le frequenze venete, son costretta a sentirla in digitale via pc).

Un viaggio nella cultura, nell'economia, nel cinema, nell'arte, nella letteratura ma anche nei luoghi comuni della più popolosa democrazia del pianeta.Con il suo grande passato e le enormi sfide del futuro. Le voci di studiosi, economisti, artisti e imprenditori, dall'India e dall'Italia, provano a raccontare la "loro" India e il paese dove vive un sesto dei cittadini del pianeta.



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Inter pocula

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