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martedì, 06 maggio 2008


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Intelligenti pauca

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venerdì, 18 aprile 2008
Questa è la comunicazione a firma dell'Amministratore del mio condominio.
Robe del genere rovinano la messa in piega

COMUNICAZIONE

SI AVVISANO I SIGG CONDOMINI CHE CON IL
15 APRILE 2008 IL RISCALDAMENTO SI
DOVEVA CHIUDERE; IL SINDACO HA
PROROGATO L'ACCENSIONE MA PER UNA
DURATA GIORNALIERA DI 7 ORE FINO A
DOMENICA 20 APRILE.
ORIENTATIVAMENTE GLI ORARI SONO:
[... omissis...]
SE COMUNQUE LA TEMPERATURA ESTERNA
E' CALDA LA SONDA NON FA PARTIRE IL
RISCALDAMENTO

seguono cordiali saluti e firma

Già al primo congiuntivo saltato mi si sono ammosciati i capelli, al condizionale e al futuro ci son rimasta secca...tralasciamo il commento all'urlato.

Che mondo brutto!


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Instrumentum regni, Irre orre, Ipse dixit, In cauda venenum

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martedì, 08 aprile 2008
lucca
Foto: Francesca
Soggetto: Labirinto alla Cattefrale di San Martino


Il labirinto, inciso nel mezzo pilastro aderente al Campanile della Cattedrale di San Martino che custodisce il “Volto Santo” (la gran croce lignea che la leggenda attribuisce a Nicodemo, discepolo di Gesù, veneratissima a Lucca dove è arrivata miracolosamente), reca scritto:

"Hic quem creticus edit dedalis est laberint hus ded(U)-Onullus-s vader-
e quivit qui fuit intus ni these-us grat-is adrian-e stami-ne iutus"

(trad.: "Questo e' il labirinto costruito da Dedalo di Creta dal quale nessuno entratovi pote' uscire salvo Teseo grazie al filo di Arianna").

E' come quello di Chartres, non è che solo "ci somigli", è proprio lo stesso. Ricordo poi che Lucca è sulla Francigena... roba da farci una mezza dozzina di puntate di "Stargate", mica ciuffoli!

Voci dicono anche che in presenza del labirinto fossero portati i condannati a morte, e che se fossero stati in grado di risolverlo al primo tentativo avrebbero avuto salva la vita... ihih! mistero fittissimo.
Però altro non so, chi volesse linkarmi qualcosa in merito è ben gradito!



Di che umore sono oggi?  
Francesca ha scritto questo per la categoria: Ictu oculi

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mercoledì, 27 febbraio 2008

Clicca sui micetti

Insomma stamattina ero di fretta. Arrivo dal centro, imbocco rapida lo stradino sterrato della filanda per attraversare i laghetti e punto dritto verso il sottopasso ferroviario per sbucare dall'altra parte e raggiungere, tagliano per parcheggi, la mia sede di lavoro.


Le vedo, son là, tranquille che girellano.
Mi vedono, si fermano, guardano.
Le vedo, mi han visto, mi dispiace farle spostare, forse potrei passare di fianco senza spaventare.
Mi vedono meglio, s'allarmano: sta passando un mostro viola su bici viola.
Le vedo, son infastidite, meglio che rallenti allora, potrei anche scendere.
Infastidite è un eufemismo, cocca mia! Collo lungo, sibilo minaccioso.
 - Non mi punteranno mica?
Accidentaccio! Freno e sbando sul ghiaino mentre arriva un'altra di gran fretta a dar man forte. Le due manigolde, le due briganti, le due vigliacchissime!

Approfittando della mia perdita di equilibrio e del tempo perso per bloccare la sportina che stava volandomi fuori dal cestino e ZAC, una mi piglia per il piumino.

Rimonto rapida in bicicletta con la criminale attaccata al lembo del piumino che non molla.

- Molla, molla, impunita! Aiuto, nono!
- Vigliacca, farabutta, spennare così le mie sorelle, adesso te lo disfo 'sto piumino...
- Ti prego, no, son un'ambientalista, non porto la pelliccia!
- Me ne frego delle pellicce che non porti! Questo è di piuma d'oca, cosa credi eh? Che ci pelino come si tosano le pecore!?
Beccati questo! ZAC e quest'altro! ZAC!!
- Ti dico di no, è sintetico! Mollami! Ti prego!
- Ah! Petrolio, sai quanti nostri cugini muoiono per le ai intrise del vostro dannato petrolio che vi perdete dalle navi!
ZAC!
- Aiuto no, passavo qui per caso!
- Sta' a casa tua, tu e 'sta roba casinista viola! Via!
ZAC!


Mi trovo costretta a girare su per il prato per cercare di sfuggire all'attacco e finisco anche per farmi male ad una mano. Finalmente mi molla, mentre l'altra continua ad insultarmi. La terza invece starnazza divertitissima per la scena, apre le ali bianchissime ed applaude.
Accidenti che avventura!

Mi toccherà fare come la mia amica Giulia, che facendo il postino in pedemontana, gira con le tasche del giubbotto giallo e blu piene di biscotti a forma di ossetto, che lancia ai cani rabbiosissimi delle aziende agricole, per tenerli impegnati e non farsi sbranare le ruote dello scooter.
Domani mi riempio le tasche di pane.

 



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Irre orre

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giovedì, 29 novembre 2007
Fischi per fiaschi
"Ari par stari" - dialetto altoliventino di mia madre.. pressoché intraducibile


Non ditemi che da bambini capivate tutte le canzoncine che cantavate in chiesa nel coretto o alla recitina natalizia a scuola.

stellineTu scendi dalle stelle?

...e vieni un una grott' Alfredo e Angelo...

Chi fossero questi due mi rimaneva oscuro, ma me li facevo anche andare bene... almeno quanto mi facevo andar bene

... oh bambino mio di vino, io ti vedo qui a gelar....

Da brava piccola friulana sapevo già che grappini e brulè in questa stagione servivano per scampar ai rigori della stagione... non c'era alcun mistero.

Oh dio beato, ahi quanto ti costola vermi amato

Ecco, questa mi sembrava proprio esagerata. Intanto "Dio Beato" non stava proprio nemmeno tanto bene dirlo, sì... era un nominarediodivano, ma cosa c'entrasse la costola di Adamo non lo riuscivo proprio a capire.
Era sempre la stessa storia, vero, ma nel presepio quello là nudo non c'era, perché c'era la neve e faceva freddo nel mio presepio.

I vermi poi??? Ho avuto non so quante volte gli ascaridi, quindi i vermi li conoscevo proprio bene e d'amarli poi non ci pensavo per niente, ma era Natale, si doveva essere tutti più buoni ed avere l'amore incondizionato.
Per i vermi? Sicuri?

stellineAstro del Ciel?

Casco dal ciel, pargol di vin... mite agnello redentor..


Casco da ciel andava anche bene: l'altro scendeva dalle stelle e quindi sempre in zona.
Ma Redento[r]... bene, di chi era questo agnello che si chiamava Redénto come il cugino di papà?

Ma il meglio veniva dopo, quando, convintissima cantavo a gran voce nel crescendo...

Luce dona ai dementi!
Pace nei fondi dei cuor!

"Luce dona ai dementi" lo canto ancora oggi, a dir la verità, ma i fondi del cuor no. L'ho capita dopo ma a sei anni c'erano i fondi di carciofo, sì? Venivano anche chiamati cuori di carciofo, no?
Ed allora, che problema farsi? Il mio ragionamento - per farmela tornar dritta - non faceva una piega.

Diventata più grande, la recita natalizia prevedeva anche la canzoncina in inglese...
E qui si poteva raggiungere il top dei top.

We Wish you a Merry Christmas

We sbiss iu a Merry Christmas;
We sbiss iu a Merry Christmas;

We sbiss iu a Merry Christmas e naneppi New Year!

we sbrisss


Dedico questo post a mia cugina Desi che mi manca tantissimo e con la quale son finita dritta ditesa per strada per fare le scivolate sulla lingua di ghiaccio della fontanella ghiacciata per cantare con più "contesto" l' We Sbriss you a Merry Chritsmas che da quella volta - ovviamente - era diventato il tormentone familiare natalizio.
Ciao Desi: è il tredicesimo Natale senza di te e la fontanella butta ancora, sai?




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Francesca ha scritto questo per la categoria: Irre orre, Ipse dixit, In vino veritas

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giovedì, 08 novembre 2007
Mi piace curiosare e sapere come venga raggiunto il mio blog, così controllo i refferers almeno due volte alla settimana.
In pole position rimane sempre e sempre "deborah caprioli". Avevo quasi pensato di togliere il post per la disperazione, ma oramai lo lascio perché fa folklore.
Molto spesso mi si raggiunge per cercare notizie sugli alimenti del Mc Donald o l'elenco degli additivi contenuti nei suoi prodotti e con la stessa frequenza vengo raggiunta per gli itinerari delle mia montagne.

Ma di vantare il quarto posto ingooglese viene immessa la ricerca "usare gli hashi" proprio non me l'aspettavo.
Quindi dedico a questo sconosciuto lettore questo bel video della famosissima serie: Japanese Tradition

 

 

 

 

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venerdì, 05 ottobre 2007
Tengo le piante alla selvaggia, è una cosa riconosciuta (leggi vecchio post)
Oggi, mentre davo una ripulita in terrazzo: una bella sorpresa. Un ciclamino, messo - oramai con solo due foglie rinsecchite - sul vaso della salvia per passare l'estate in compagnia (ce l'ho dallo scorso anno quel micro vaso di ciclamini profumati) ha messo bocciolini e fiorellini profumati.

Una vera meraviglia: peccato per la presenza di qualche bel vermetto pelosetto che mi sta mangiando tutti i germogli della salvia ed ora sta mangiandosi anche le foglie (rimesse in modo insperato) del mio ciclamino dello scorso anno.

Sollevo il ciclamino per guardarlo meglio, annusarlo e complimentarmi con lui per la sua temerarietà, quando noto qualcosa dentro il vaso della salvia.

Fra qualche filo di erba cipollina (la scorsa primavera non s'era vista) ed una fogliolina di prezzemolo (che arriva chissà da dove) vi sono delle foglioline piccine piccine, nate intorno al vasetto lasciato lì, nella salvia, per un anno.

Piantine di ciclamino? S'è seminato da solo?

Pianta


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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domenica, 17 giugno 2007


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: In cauda venenum

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mercoledì, 06 giugno 2007

Nell'86 divenni "obiettore televisivo". La tv la guardavo proprio poco anche prima, ultima cosa vista? "Quelli della notte" (ora negli archivi rai le puntate: clicca per vederle). Ne guardavo un pezzo, facendomi l'indispensabile caffè delle 23.00, quello che doveva tenermi sveglia fino alle 2.00.
Davo esami.

Dopo di che basta tv. Fino  alla primavera del '90, dove - essendomi rotta un braccio e una gamba ed essendo costretta a letto - gli amici mi comprarono un televisore di seconda mano, ma dotato di un telecomando enorme, e mi prestarono un videoregistrore. Un giorno sì ed uno no mi arrivavano quintali di cassette. Non avevo l'antenna sul tetto, pertanto la televisione si vedeva malissimo.
Finita la convalescenza e reso il registratore la televisione era ritornata una cosa inutile così diventò presto una cosa ingombrante. La vendetti.
Obiettore televisivo. Cerchi questa parola su internet e non esiste, non trovi nulla. Eppure di obiettori televisivi negli anni ottanta ve n'erano, conobbi più di una persona che non teneva televisori per scelta.

Dopo qualche anno me ne regalarono un'altra di piccina, in bianco e nero, sempre i soliti amici. Era un recupero di un trasloco. Aveva i rotelloni, una pulsantiera rumorosissima, aveva l'antenna rotta, ma era rossa, fatta "strana" un vero gioiello di design anni settanta.

Un pezzo da collezione come possono essere i Viem-Master della Sawyers (del quale parlavo domenica a Deborah senza riuscire nemmeno a descriverlo) o il Proiettore Festacolor (che aveva Desi). Ce l'ho ancora in cantina la tv rossa. Devo proprio fotografarla: merita!

Comunque manco quella la guardavo tanto: l'immagine era distorta, troppo luminosa, senza antenna poi, era penoso girare per casa in cerca di un po' di segnale. Nel '93 comprai il televisore che ho adesso: la mia prima ed unica televisione, persino vera, e un'antenna esterna. Un acquisto-regalo obbligato: mi si diedero dei soldi con quella che "era indecente che rimanessi senza televisione, una sorte di intenzionalità di palesare ignoranza". Accontentai.


La mia ignoranza televisiva era palese e tangibile, è vero. Continuavo a preferire di gran lunga la radio, come ora, e internet. Ed allora c'era Libero, che non era per niente Libero e al quale pagavi un discreto canone annuale, oltre agli scatti alla Telecom. Che tempi.


web cam puntata sullo studio U2 della sede di  Roma di Radio Rai 2


La mia ignoranza? Ancora adesso capita di parlare di trasmissioni a cavallo degli anni ottanta e novanta ed io non ricordo nomi né visi, nè occasioni.

Ho iniziato - in definitiva - a vedere la tv nel 2000, quando son venuta a vivere qui. Qui c'è l'antenna. Si vede malissimo Rai Tre, l'emittente che guardo, in definitiva, di più.
Eh beh pazienza. Si vive bene anche senza.

 



monoscopio



Perché guardare la televisione?

Ormai ha conquistato il mondo È una sorta di nuovo habitat che invade ogni spazio

di Grasso Aldo

 OSSESSIONI Un romanzo di Toussaint racconta in toni grotteschi il rapporto problematico fra modernità e piccolo schermo. E ripropone interrogativi inquietanti Perché guardare la televisione? Ormai ha conquistato il mondo «Lei la guarda molto la televisione? gli chiesi girandomi verso di lui. Lui si irrigidì immediatamente, incrociando le braccia sul petto in un gesto difensivo, e si affrettò ad assicurarmi di no. No, no; molto poco, disse, quasi mai, giusto un' opera ogni tanto, o qualche vecchi o film.

Ma li registro, aggiunse, li registro (come se il fatto di registrarli dovesse attenuare la colpa)». Tutti guardiamo la tv, raramente rifiutiamo di parlarne, ma non ci dispiace dissimulare un senso di pudore, generalizzato e colpevole, nell' ammettere che guardiamo la tv, anche se registrata, sottratta cioè al tempo imposto dalla tv. I romanzieri, poi, hanno faticato una vita per introdurre la tv nelle loro storie e quando l' hanno fatto è come se descrivessero una patologia, per giunta di malavoglia.

Tuttavia, mentre gli intellettuali impiegavano un tempo pletorico per accorgersi della sua esistenza, la tv, invece, rappresentandosi come unico terminale della vita, divorava tutto: scritture e problemi, falci e martelli, storie e storiacce, mode e modi. Una lenta opera di fagocitazione che si è manifestata nelle forme più svariate: saccheggio, satira, spoliazione, prestito, razzia: «È stato quando ho capito questo - ha ammesso Italo Calvino - che ho cominciato a brandire il telecomando non più verso il video, ma fuori della finestra, sulla città...». Adesso la tv è diventata così ingombrante - un problema, se anche un filosofo come Karl Popper se n' è occupato - da sollecitare soluzioni drastiche.

Come liberarsene? È possibile liberarsene?

Ecco due belle suppliche cui tenta di dare seguito il romanzo di Jean-Philippe Toussaint, che si chiama, appunto, La televisione.

Un professore universitario, trovandosi da solo un' estate a Berlino, si convince che non riuscirà mai a scrivere un saggio sul pittore Tiziano Vecellio (in sigla TV) se prima non si sarà sbarazzato di quel cordone ombelicale che lo tiene saldamente unito alla tv. Non che la guardi molto (il Tour de France, sì), ma decide di ignorarla del tutto e consacrarsi ai suoi studi: «Seduto sul divano del salotto davanti al televisore spento, guardavo lo schermo di fronte a me e mi chiedevo cosa potesse esserci ora alla televisione. Infatti, una delle caratteristiche della televisione, quando non la guardi , è quella di farti credere che se l' accendi potrebbe succedere qualcosa di più intenso e inatteso di quello che di solito ti succede nella vita».

Ma non succede mai niente in tv, non c' è tragedia universale che ci renda partecipi più di quanto ci coinvolga uno scampolo della nostra vita personale. L' attrazione televisiva sfrutta semplicemente, dopo un pretestuoso abboccamento iniziale, gli attimi di smarrimento e di solitudine degli spettatori. È un niente che ci inghiotte. Per questo, la tv ha dato un esito fantasmagorico alla tragedia del nostro tempo, che è la perdita del senso. L' indistinzione diventa il suo unico carattere: sempre lo stesso mare inquieto, senza ragione e senza riposo, baluginante flusso perpetuo, rilucente superfi cie: «Gli artisti, se rappresentano la realtà nelle loro opere, lo fanno allo scopo di abbracciare il mondo e di coglierne l' essenza, mentre la televisione, se la rappresenta, lo fa per disattenzione, si può dire, per semplice

determinismo tecnico, per incontinenza». Vivere senza tv diventa per il professore un assillo. Ci prova in tutte le maniere: blandendola, ignorandola, riflettendoci sopra. Niente da fare. Spento il video, il professore si accorge che il lavoro non procede, la quotidianità non perde il ridicolo, il suo sguardo rimane allucinato. Si accorge soprattutto che la tv è una sorta di nuovo habitat che determina non pochi dei nostri rapporti sociali e simbolici; da tempo guardiamo la realtà con occhio televisivo, persino la grande pittura di Tiziano.

Ma c' è di più: ormai c' è più tv nella vita di tutti i giorni che dentro lo schermo, la realtà si è tranquillamente assoggettata alle regole del video. Morale: da quando il professore smette di guardare la tv capisce quanto essa sia insignificante rispetto a quel grandioso programma televisivo che è la realtà. Toussaint racconta questa scoperta con una scrittura educata al grottesco e con un rigore da entomologo.



Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Impromptu

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giovedì, 31 maggio 2007
Per continuare nel cercare di rispondermi se io abbia avuto o meno un'infanzia sana, (vedi questo post e quest'altro o quest'altro ancora ed ancora questo: dove l'annoso quesito fu posto ma non ebbe risposta alcuna), forse nella speranza di capire perché diamine sia così "balenga" ancora adesso, stasera girellavo per trovare i video della mia adolescenza, ed anche qualcosina di più.

Questo è un video e una canzone che mi ha accompagnato per parecchio tempo. E' dell'86 quindi ad età della ragione ben che avanzata e a denti del giudizio tutti fuori. E sempre di quegli anni un motivo leggero ma che m'è rimasto dentro? Don't Go degli Yazoo (Alison Moyet che voce!)

Forse non ho avuto un'infanzia "sana", devo prenderne atto. Il fatto però che abbia imperversato sui miei neuroni coscientemente e con certosina attenzione, anche dopo, quello è colpa mia di sicuro.

Mi dolgo? Manco un po'.

Però mi ricordo che i miei gusti musicali non incontravano la massa né negli anni precedenti né dopo.

Era il 77, dieci anni prima di  quando uscì  la buffa "Sledgehammer" (tutto sommato orecchiabile no?), quando uscirono due lp: uno neo ed uno bianco. Works 1 e 2  degli Emerson Lake and Palmer, mi spesi tutte le Sante Lucie in cassette (non avevo il giradischi) per comprarli tutti e compare anche Nice.

Allora ero molto più seria ed impegnata musicalmente da ragazzina che dopo! Eh già, faceva comunista, faceva cultura, si compravano le franzine tirate a ciclostile, ci si rintanava nei garages ad ascoltare musica nei pomeriggi estivi.

Erano gli anni anche degli Yes, Genesis, Who ... Ma nel 77 c'era anche la Febbre del Sabato Sera e i Bee Gees e non era facile sopravvivere e difendersi dai falsetti e alle palle rotanti con gli specchietti.

Poi nel 78 mia cugina Desi, patitissima e profonda conoscitrice dei Beatles, cambia disco e porta a casa una chitarra classica e un vinile con sette tracce, delle quali la prima suonava così "Spero che ritorni presto l'era... del Cinghiale Bianco" Fu la fine: le amiche non ci invitarono più alle festine.

Alla fin fine, il Gabriel di 10 anni dopo, confronto quello che ascoltavamo da trottole (quando ci si formava musicalmente? alle medie: gli anni dell'iniziazione, o in discoteca o cantautori lagnosi, vie di mezzo e contaminazioni non erano possibili), era almeno orecchiabile! Com'era bello fare gli ermetici. Che nostalgia.




Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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