Segui i Tags per trovare posts simili: altrainformazione (27), intergralismo (5), televisione (9)
Clicca sulla scritta per esprimere il tuo parere e commentare questo post.
Clicca sulla scritta per esprimere il tuo parere e commentare questo post.
Attenzione, questo post è protetto dal sofisticato sistema antipirateria MACUMBATRON
Ogni tentativo di duplicazione può provocare vertigini, sanguisughe, senso di inadeguatezza, sommosse popolari, peluria in eccesso, combustione spontanea
6 commenti a questo post. Dì la tua!
Nell'86 divenni "obiettore televisivo". La tv la guardavo proprio poco anche prima, ultima cosa vista? "Quelli della notte" (ora negli archivi rai le puntate: clicca per vederle). Ne guardavo un pezzo, facendomi l'indispensabile caffè delle 23.00, quello che doveva tenermi sveglia fino alle 2.00.
Davo esami.
Dopo di che basta tv. Fino alla primavera del '90, dove - essendomi rotta un braccio e una gamba ed essendo costretta a letto - gli amici mi comprarono un televisore di seconda mano, ma dotato di un telecomando enorme, e mi prestarono un videoregistrore. Un giorno sì ed uno no mi arrivavano quintali di cassette. Non avevo l'antenna sul tetto, pertanto la televisione si vedeva malissimo.
Finita la convalescenza e reso il registratore la televisione era ritornata una cosa inutile così diventò presto una cosa ingombrante. La vendetti.
Obiettore televisivo. Cerchi questa parola su internet e non esiste, non trovi nulla. Eppure di obiettori televisivi negli anni ottanta ve n'erano, conobbi più di una persona che non teneva televisori per scelta.
Dopo qualche anno me ne regalarono un'altra di piccina, in bianco e nero, sempre i soliti amici. Era un recupero di un trasloco. Aveva i rotelloni, una pulsantiera rumorosissima, aveva l'antenna rotta, ma era rossa, fatta "strana" un vero gioiello di design anni settanta.
Un pezzo da collezione come possono essere i Viem-Master della Sawyers (del quale parlavo domenica a Deborah senza riuscire nemmeno a descriverlo) o il Proiettore Festacolor (che aveva Desi). Ce l'ho ancora in cantina la tv rossa. Devo proprio fotografarla: merita!
Comunque manco quella la guardavo tanto: l'immagine era distorta, troppo luminosa, senza antenna poi, era penoso girare per casa in cerca di un po' di segnale. Nel '93 comprai il televisore che ho adesso: la mia prima ed unica televisione, persino vera, e un'antenna esterna. Un acquisto-regalo obbligato: mi si diedero dei soldi con quella che "era indecente che rimanessi senza televisione, una sorte di intenzionalità di palesare ignoranza". Accontentai.
La mia ignoranza televisiva era palese e tangibile, è vero. Continuavo a preferire di gran lunga la radio, come ora, e internet. Ed allora c'era Libero, che non era per niente Libero e al quale pagavi un discreto canone annuale, oltre agli scatti alla Telecom. Che tempi.


Perché guardare la televisione?
Ormai ha conquistato il mondo È una sorta di nuovo habitat che invade ogni spazio
di Grasso Aldo
OSSESSIONI Un romanzo di Toussaint racconta in toni grotteschi il rapporto problematico fra modernità e piccolo schermo. E ripropone interrogativi inquietanti Perché guardare la televisione? Ormai ha conquistato il mondo «Lei la guarda molto la televisione? gli chiesi girandomi verso di lui. Lui si irrigidì immediatamente, incrociando le braccia sul petto in un gesto difensivo, e si affrettò ad assicurarmi di no. No, no; molto poco, disse, quasi mai, giusto un' opera ogni tanto, o qualche vecchi o film.
Ma li registro, aggiunse, li registro (come se il fatto di registrarli dovesse attenuare la colpa)». Tutti guardiamo la tv, raramente rifiutiamo di parlarne, ma non ci dispiace dissimulare un senso di pudore, generalizzato e colpevole, nell' ammettere che guardiamo la tv, anche se registrata, sottratta cioè al tempo imposto dalla tv. I romanzieri, poi, hanno faticato una vita per introdurre la tv nelle loro storie e quando l' hanno fatto è come se descrivessero una patologia, per giunta di malavoglia.
Tuttavia, mentre gli intellettuali impiegavano un tempo pletorico per accorgersi della sua esistenza, la tv, invece, rappresentandosi come unico terminale della vita, divorava tutto: scritture e problemi, falci e martelli, storie e storiacce, mode e modi. Una lenta opera di fagocitazione che si è manifestata nelle forme più svariate: saccheggio, satira, spoliazione, prestito, razzia: «È stato quando ho capito questo - ha ammesso Italo Calvino - che ho cominciato a brandire il telecomando non più verso il video, ma fuori della finestra, sulla città...». Adesso la tv è diventata così ingombrante - un problema, se anche un filosofo come Karl Popper se n' è occupato - da sollecitare soluzioni drastiche.
Come liberarsene? È possibile liberarsene?
Ecco due belle suppliche cui tenta di dare seguito il romanzo di Jean-Philippe Toussaint, che si chiama, appunto, La televisione.
Un professore universitario, trovandosi da solo un' estate a Berlino, si convince che non riuscirà mai a scrivere un saggio sul pittore Tiziano Vecellio (in sigla TV) se prima non si sarà sbarazzato di quel cordone ombelicale che lo tiene saldamente unito alla tv. Non che la guardi molto (il Tour de France, sì), ma decide di ignorarla del tutto e consacrarsi ai suoi studi: «Seduto sul divano del salotto davanti al televisore spento, guardavo lo schermo di fronte a me e mi chiedevo cosa potesse esserci ora alla televisione. Infatti, una delle caratteristiche della televisione, quando non la guardi , è quella di farti credere che se l' accendi potrebbe succedere qualcosa di più intenso e inatteso di quello che di solito ti succede nella vita».
Ma non succede mai niente in tv, non c' è tragedia universale che ci renda partecipi più di quanto ci coinvolga uno scampolo della nostra vita personale. L' attrazione televisiva sfrutta semplicemente, dopo un pretestuoso abboccamento iniziale, gli attimi di smarrimento e di solitudine degli spettatori. È un niente che ci inghiotte. Per questo, la tv ha dato un esito fantasmagorico alla tragedia del nostro tempo, che è la perdita del senso. L' indistinzione diventa il suo unico carattere: sempre lo stesso mare inquieto, senza ragione e senza riposo, baluginante flusso perpetuo, rilucente superfi cie: «Gli artisti, se rappresentano la realtà nelle loro opere, lo fanno allo scopo di abbracciare il mondo e di coglierne l' essenza, mentre la televisione, se la rappresenta, lo fa per disattenzione, si può dire, per semplice
determinismo tecnico, per incontinenza». Vivere senza tv diventa per il professore un assillo. Ci prova in tutte le maniere: blandendola, ignorandola, riflettendoci sopra. Niente da fare. Spento il video, il professore si accorge che il lavoro non procede, la quotidianità non perde il ridicolo, il suo sguardo rimane allucinato. Si accorge soprattutto che la tv è una sorta di nuovo habitat che determina non pochi dei nostri rapporti sociali e simbolici; da tempo guardiamo la realtà con occhio televisivo, persino la grande pittura di Tiziano.
Ma c' è di più: ormai c' è più tv nella vita di tutti i giorni che dentro lo schermo, la realtà si è tranquillamente assoggettata alle regole del video. Morale: da quando il professore smette di guardare la tv capisce quanto essa sia insignificante rispetto a quel grandioso programma televisivo che è la realtà. Toussaint racconta questa scoperta con una scrittura educata al grottesco e con un rigore da entomologo.
3 commenti a questo post. Dì la tua!
Clicca sulla scritta per esprimere il tuo parere e commentare questo post.
5 commenti a questo post. Dì la tua!
Clicca sulla scritta per esprimere il tuo parere e commentare questo post.
Dedicato a tutte le mie amiche "vere"
E felice Yule!!
9 commenti a questo post. Dì la tua!
|
«Sono diventato medico per curare le malattie, non i malati.»
|
|
|
(Gregory House)
|
2 commenti a questo post. Dì la tua!
Clicca sulla scritta per esprimere il tuo parere e commentare questo post.