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martedì, 18 marzo 2008


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Irre orre

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lunedì, 03 settembre 2007

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Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Irre orre

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mercoledì, 06 giugno 2007

Nell'86 divenni "obiettore televisivo". La tv la guardavo proprio poco anche prima, ultima cosa vista? "Quelli della notte" (ora negli archivi rai le puntate: clicca per vederle). Ne guardavo un pezzo, facendomi l'indispensabile caffè delle 23.00, quello che doveva tenermi sveglia fino alle 2.00.
Davo esami.

Dopo di che basta tv. Fino  alla primavera del '90, dove - essendomi rotta un braccio e una gamba ed essendo costretta a letto - gli amici mi comprarono un televisore di seconda mano, ma dotato di un telecomando enorme, e mi prestarono un videoregistrore. Un giorno sì ed uno no mi arrivavano quintali di cassette. Non avevo l'antenna sul tetto, pertanto la televisione si vedeva malissimo.
Finita la convalescenza e reso il registratore la televisione era ritornata una cosa inutile così diventò presto una cosa ingombrante. La vendetti.
Obiettore televisivo. Cerchi questa parola su internet e non esiste, non trovi nulla. Eppure di obiettori televisivi negli anni ottanta ve n'erano, conobbi più di una persona che non teneva televisori per scelta.

Dopo qualche anno me ne regalarono un'altra di piccina, in bianco e nero, sempre i soliti amici. Era un recupero di un trasloco. Aveva i rotelloni, una pulsantiera rumorosissima, aveva l'antenna rotta, ma era rossa, fatta "strana" un vero gioiello di design anni settanta.

Un pezzo da collezione come possono essere i Viem-Master della Sawyers (del quale parlavo domenica a Deborah senza riuscire nemmeno a descriverlo) o il Proiettore Festacolor (che aveva Desi). Ce l'ho ancora in cantina la tv rossa. Devo proprio fotografarla: merita!

Comunque manco quella la guardavo tanto: l'immagine era distorta, troppo luminosa, senza antenna poi, era penoso girare per casa in cerca di un po' di segnale. Nel '93 comprai il televisore che ho adesso: la mia prima ed unica televisione, persino vera, e un'antenna esterna. Un acquisto-regalo obbligato: mi si diedero dei soldi con quella che "era indecente che rimanessi senza televisione, una sorte di intenzionalità di palesare ignoranza". Accontentai.


La mia ignoranza televisiva era palese e tangibile, è vero. Continuavo a preferire di gran lunga la radio, come ora, e internet. Ed allora c'era Libero, che non era per niente Libero e al quale pagavi un discreto canone annuale, oltre agli scatti alla Telecom. Che tempi.


web cam puntata sullo studio U2 della sede di  Roma di Radio Rai 2


La mia ignoranza? Ancora adesso capita di parlare di trasmissioni a cavallo degli anni ottanta e novanta ed io non ricordo nomi né visi, nè occasioni.

Ho iniziato - in definitiva - a vedere la tv nel 2000, quando son venuta a vivere qui. Qui c'è l'antenna. Si vede malissimo Rai Tre, l'emittente che guardo, in definitiva, di più.
Eh beh pazienza. Si vive bene anche senza.

 



monoscopio



Perché guardare la televisione?

Ormai ha conquistato il mondo È una sorta di nuovo habitat che invade ogni spazio

di Grasso Aldo

 OSSESSIONI Un romanzo di Toussaint racconta in toni grotteschi il rapporto problematico fra modernità e piccolo schermo. E ripropone interrogativi inquietanti Perché guardare la televisione? Ormai ha conquistato il mondo «Lei la guarda molto la televisione? gli chiesi girandomi verso di lui. Lui si irrigidì immediatamente, incrociando le braccia sul petto in un gesto difensivo, e si affrettò ad assicurarmi di no. No, no; molto poco, disse, quasi mai, giusto un' opera ogni tanto, o qualche vecchi o film.

Ma li registro, aggiunse, li registro (come se il fatto di registrarli dovesse attenuare la colpa)». Tutti guardiamo la tv, raramente rifiutiamo di parlarne, ma non ci dispiace dissimulare un senso di pudore, generalizzato e colpevole, nell' ammettere che guardiamo la tv, anche se registrata, sottratta cioè al tempo imposto dalla tv. I romanzieri, poi, hanno faticato una vita per introdurre la tv nelle loro storie e quando l' hanno fatto è come se descrivessero una patologia, per giunta di malavoglia.

Tuttavia, mentre gli intellettuali impiegavano un tempo pletorico per accorgersi della sua esistenza, la tv, invece, rappresentandosi come unico terminale della vita, divorava tutto: scritture e problemi, falci e martelli, storie e storiacce, mode e modi. Una lenta opera di fagocitazione che si è manifestata nelle forme più svariate: saccheggio, satira, spoliazione, prestito, razzia: «È stato quando ho capito questo - ha ammesso Italo Calvino - che ho cominciato a brandire il telecomando non più verso il video, ma fuori della finestra, sulla città...». Adesso la tv è diventata così ingombrante - un problema, se anche un filosofo come Karl Popper se n' è occupato - da sollecitare soluzioni drastiche.

Come liberarsene? È possibile liberarsene?

Ecco due belle suppliche cui tenta di dare seguito il romanzo di Jean-Philippe Toussaint, che si chiama, appunto, La televisione.

Un professore universitario, trovandosi da solo un' estate a Berlino, si convince che non riuscirà mai a scrivere un saggio sul pittore Tiziano Vecellio (in sigla TV) se prima non si sarà sbarazzato di quel cordone ombelicale che lo tiene saldamente unito alla tv. Non che la guardi molto (il Tour de France, sì), ma decide di ignorarla del tutto e consacrarsi ai suoi studi: «Seduto sul divano del salotto davanti al televisore spento, guardavo lo schermo di fronte a me e mi chiedevo cosa potesse esserci ora alla televisione. Infatti, una delle caratteristiche della televisione, quando non la guardi , è quella di farti credere che se l' accendi potrebbe succedere qualcosa di più intenso e inatteso di quello che di solito ti succede nella vita».

Ma non succede mai niente in tv, non c' è tragedia universale che ci renda partecipi più di quanto ci coinvolga uno scampolo della nostra vita personale. L' attrazione televisiva sfrutta semplicemente, dopo un pretestuoso abboccamento iniziale, gli attimi di smarrimento e di solitudine degli spettatori. È un niente che ci inghiotte. Per questo, la tv ha dato un esito fantasmagorico alla tragedia del nostro tempo, che è la perdita del senso. L' indistinzione diventa il suo unico carattere: sempre lo stesso mare inquieto, senza ragione e senza riposo, baluginante flusso perpetuo, rilucente superfi cie: «Gli artisti, se rappresentano la realtà nelle loro opere, lo fanno allo scopo di abbracciare il mondo e di coglierne l' essenza, mentre la televisione, se la rappresenta, lo fa per disattenzione, si può dire, per semplice

determinismo tecnico, per incontinenza». Vivere senza tv diventa per il professore un assillo. Ci prova in tutte le maniere: blandendola, ignorandola, riflettendoci sopra. Niente da fare. Spento il video, il professore si accorge che il lavoro non procede, la quotidianità non perde il ridicolo, il suo sguardo rimane allucinato. Si accorge soprattutto che la tv è una sorta di nuovo habitat che determina non pochi dei nostri rapporti sociali e simbolici; da tempo guardiamo la realtà con occhio televisivo, persino la grande pittura di Tiziano.

Ma c' è di più: ormai c' è più tv nella vita di tutti i giorni che dentro lo schermo, la realtà si è tranquillamente assoggettata alle regole del video. Morale: da quando il professore smette di guardare la tv capisce quanto essa sia insignificante rispetto a quel grandioso programma televisivo che è la realtà. Toussaint racconta questa scoperta con una scrittura educata al grottesco e con un rigore da entomologo.



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Impromptu

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mercoledì, 07 febbraio 2007
La copertina del disco originale  dell'italianissimo Piero Umiliani: Man Nà Man Nà

e "The Original 1969 Sesame Street version of Mah-Nah-Mah-Nah"


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domenica, 07 gennaio 2007


Di che umore sono oggi?
Francesca ha scritto questo per la categoria: Ipse dixit

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domenica, 31 dicembre 2006


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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giovedì, 21 dicembre 2006

Dedicato a tutte le mie amiche "vere"

E felice Yule!!



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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giovedì, 23 novembre 2006
«Sono diventato medico per curare le malattie, non i malati.»
 
(Gregory House)

Guardo poco la televisione: guardo Fazio, guardo Marcorè se riesco (fantastico Dorfles, seguo questo programma da quando lo conduceva Roversi) guardo le Jene se posso (anche se il target lo trovo faticoso), guardo CSI (ma solo CSI Miami) che trovo avere una fotografia tiratissima al limite del sovraesposto mangiatutto, ma bellissima anche se (porcamiseria) l'è sempre quella; ma guardo senz'altro Report (che è finito... uh) e House, il Dottor House.
Ed è finito pure il dottor House!
Ed infine guardo troppa televisione.

Ma ho visto pochissime puntate, l'ho conosciuto a metà di questa seconda stagione: son sempre la solita ritardataria. Ho cercato quindi qualcosa su questo telefilm in internet ed, ovviamente vi ho trovato un mondo.
La cosa più divertente ve la sottopongo ad opinione.

Italia 1 ha trasmesso il quinto episodio della prima stagione, Damned If You Do, il 5 agosto 2005 con il titolo Sul filo dell'errore e come undicesimo nella sequenza delle sue trasmissioni.

Ma ha anche tagliato due brevi dialoghi ritenuti sconvenienti nei confronti della Chiesa cattolica (la paziente è una suora che soffre di reazione allergiche e allucinazioni mistiche). Nel DVD pubblicato dalla Universal, e nelle puntate trasmesse dal canale satellitare Fox di Sky Italia, le scene non sono tagliate e risultano correttamente doppiate.

Nel primo dialogo, che si svolge nella cappella dell'ospedale, il dottor House e suor Eucharist discutono della paziente malata, che la suora ritiene inventarsi le malattie e House fa notare alla sorella di essere caduta in quattro peccati capitali in due minuti: (Superbia, Ira, Invidia e Gola). Più avanti, dopo che suor Eucharist ha detto ad House ciò che pensa di lui, il medico le dice: «Dal modo in cui mi sta guardando adesso direi che siamo passati al numero 5: La Lussuria». Nella trasmissione italiana di Italia 1, quest'ultima frase manca e si vede solamente Suor Eucharist alzarsi e andarsene.

Il secondo taglio avviene pochi minuti dopo, durante un dialogo tra Chase e House nell'ufficio di quest'ultimo. House chiede al suo collaboratore cosa ne pensa delle suore ed inizia un breve scambio di battute tra i due:

- Ma chi le conosce?
- Tu odi le suore. E non si odia chi non si conosce.
- Conosco dei nazisti? No, ma li odio lo stesso.
- Io ho una teoria su quello che forgia i bravi ragazzi. Non è un qualche imperativo morale. I bravi ragazzi hanno il timore di Dio nel DNA. La Chiesa cattolica è specializzata in questo compito: infondere nei giovani il timore della divina retribuzione. In modo che diano ascolto a papà e che ad esempio, scelgano medicina quando proprio non vorrebbero. Che ne dici?


Nella versione italiana, invece, Chase risponde direttamente con la battuta successiva: «Dico solo che se ha qualche segreto, la Madre Superiora lo sa».



Io "dico solo" che questo è integralismo cattolico bel e buono e che faremmo bene a non far tanto "ohhh" e "ahhhah!" ecco.

e come al solito ho iniziato per parlare di un argomento per tirar sempre il discorso da un'altra parte.







Link raccomandati

http://podcast.dottorhouse.net/
(c'è qualcuno messo peggio di me. Adoro questo modo di fare internet!)


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Francesca ha scritto questo per la categoria: Intelligenti pauca

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giovedì, 19 ottobre 2006

Forse non del tutto?

vado a farmi un aerosol...



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Francesca ha scritto questo per la categoria: Incredibile dictu!

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