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lunedì, 07 aprile 2008
Dovevo fare un aggiornamento: lo faccio rapidissimo.

Il viaggio è stato bello: due giornate splendide.
Andrea s'è fatto tutta una tirata fin a Viareggio così io e Deborah ci siamo godute il paesaggio. Gli Appennini sono stupendi (anche se la A1 è sempre brutta come me la ricordavo dall'ultima volta) e la distesa di vivai in Toscana ci ha lasciati di stucco. Da non crederci: chilometri e chilometri di vivai!

Arrivati a Viareggio abbiamo sbagliato un po' di volte direzione per poi scoprire d'aver sbagliato proprio anche paese. Il nostro B&B era a Camaiore. Ci siamo ritrovati alla stessa via ed allo stesso civico (dopo un dedalo di sensi unici che ci portava e riportava sempre allo stesso posto) al Lido di Camaiore... bell'idea quella di dare il nome alle vie identico... geniale!

Insomma, visto che il programma era così slittato di una buona oretta abbiamo fatto un po' tutto di corsa e al contrario rispetto alla nostra ipotetica tabella di marcia. Ricerca dell'hotel dove si teneva la serata, ennesimo errore (non era quello ma quell'altro di fronte, l'ingresso ai "bagni"... una roba enorme!), accreditamento, richiesta di intervista (no, grazie, non mi vede come sono? son sfinita, mi balla il mondo sotto i piedi per i chilometri, ho fame, torno dopo), ricerca di qualcosa di edibile (il buffet della manifestazione era stato raso al suolo). Sushi bar, ho l'indirizzo, è qui vicino.

Andiamo. Sushi Bar non si trova, si chiede, non si sa, ma forse è di là, si va: chiuso a mezzogiorno. Ok, ci fiondiamo nel primo pizzapanozzo d'asporto che troviamo. Io mangio una cecina (buona!), Deborah e Andrea si lanciano al panino.
E' una bella giornata, dai che facciamo tre passi ed andiamo a mangiare un gelato in spiaggia.

La spiaggia è bella ma gira della gente un poco strana: il tripudio dello sbirluccichio delle magliette con strass e paiette, bambine travestite da Lorella Cuccarini versione anni ottanta, comprensiva di cofana cotonata, che girano con i pattini in linea, cagnetti insolenti, superfgriffate, vita bassa e perizoma "non lascio ad intendere", occhialoni da cinquantenne coprirughe già ostentati a 14 anni, D&G enormi ovunque.

Che fauna! Viareggio sembra una Grado triplicata, però l'edilizia inizio secolo è più presente e tenuta bene. Tempo per fare il giro delle spiagge dei vip non ce n'è ed interesse per farlo sottozero: tre salvans! Allora andiamo a cercare il B&B.

La signora che ci affitta le camere è deliziosissima ed il posto è fantastico: oltre ad essere in un posto tranquillissimo è curatissimo e arredato con gusto. Bellissimo davvero. Ci si rinfranca dall'impatto viareggino.

La doccia ci vuole ed un po' di relax: un'ora scarsa e via nuovamente. Arriviamo e parcheggiamo ad almeno un chilometro e mezzo: troppo previdenti. Ci aspetta una gran bella scarpinata.
Io, la candidata, arrivo trafelatissima.
Deborah riesce finalmente a farsi raggiungere da Silvia e Gabriele e a chiacchierarci un po'. Io mi guardo in giro. Io non ho il capino, non ho la calza, non ho il sandalo e nemmeno il tacco, non ho il capello stirato, non ho la faccia della web master.

Foto di gruppo? Non me lo chiedono è evidente: non c'entro proprio nulla.
Il mio sentirmi totalmente fuori contesto gioca a mio favore: nessuna emozione. Entro in sala con Andrea e ci troviamo un posticino. Siamo ancora lì che ce la divertiamo a spararle sempre più idiote quando si fa buio in sala.

Comincia.

Le nomination! Signur!!! Lì m'accorgo - e mi ricordo - cosa sia andata a fare a Viareggio. Sullo schermo c'è il mio sito!
Tre secondi di tremarella.

Si comincia sul serio. La Lipperini è brava: buoni tempi, sempre pronta alla battuta, va via liscia e veloce. Arriva il premio speciale Blog. Altra carrellata... è lì il Libere Parole.

Vince Chiara Rizzello e se lo merita tutto: un applauso sentitissimo, anche il mio. Sì, se lo meritava davvero. E' stata così carina che m'ha scritto il giorno dopo. Io son sollevata, dai che è tutto finito!

Consegna delle statue alle vincitrici e alle finaliste (vi farò vedere cosa), cena di gala con due web master di quelle serie (mica come me... avevo un po' di pudore a dire "ehm, no, non lavoro per nessuno, io? Io faccio tutt'altro mestiere, il sito? Sì, l'ho fatto io", ma trovo la faccia tosta e subito dopo mi sento comunque bene.
Non capisco un accidenti di quello che si dicono, per fortuna Andrea sì.
Avrei voluto parlare con Francesca di Panzallaria, ma non mi sembra di vederla. In compenso (saprò dopo qualche giorno via mail, che lei sì m'aveva individuata!)

Via a casa a dormire di corsa dopo la torta con troppa panna spry . Casa tranquilla, saliamo le scale che già trasciniamo i piedi e con il sonno già assicurato sulle palpebre.

Giorno dopo: dimentico gli occhiali al B&B, chiama la signora perché ci riapra, colazione e poi via verso i colli e le montagne per arrivare a Lucca.

affresco
Foto: Francesca
Soggetto: Affresco all'interno della Cattedrale di San Martino

Stupenda! Ci passiamo la fine della mattinata e il primo pomeriggio a girellare Lucca tranquillissimi e beati.
Anche di Lucca ho l'indirizzo di un sushi bar ma è un cinese riconvertito, quindi sushi al microonde: ci si rinuncia a favore di un'insalata in un baretto in piazza.

Ecco una giornata che non dimenticherò: piena di sole e tiepida, passata con Deborah ed Andrea a girare così, in una cittadina bellissima, verde e dall'aria serena, quasi sonnacchiosa (o lo siamo noi?).

Ci sarebbe voglia d'andare a Pisa ma ci aspettano tanti chilometri, così andiamo, partiamo verso casa. Un viaggio tranquillo. Tutto bene quindi. Due belle giornate che - poi - passate con due persone come Andrea e Deborah, diventano davvero serene.




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domenica, 19 agosto 2007

molassa

Foto: Francesca
Soggetto: Andrea verso il Bivacco Molassa

Condizioni atmosferiche: sole

Destinazione: Bivacco Molassa
Attacco: Roppe - Barcis
Classificazione di difficoltà: escursionistico
Ore di marcia: 3.00
Totale uscita: 7.00
Topografia: Tabacco 012
Dislivello complessivo: 150 m. circa
Discesa: Roppe
Compagnia: Andrea ed io
Estratto Carta Tabacco: qui

Alle 10.00 prendiamo il sentiero a Roppe.

Una nota preziosa per chi volesse intraprendere questo giro: arrivati al capitello di Roppe, salite verso le case ed infilatevi fra una casa e l'altra. La scaletta di cemento porta sì agli orti, ma da lì s'imbocca anche il sentiero 974, non segnalato all'inizio.

Cominciamo a salire per una ventina di minuti quando incrociamo un bivio che dà verso il Bivacco Molassa per la cresta. Mh... la tentazione è molta, ma il fatto che la carta Tabacco non lo segnali non ci rassicura. In carta si vedono sì il tracciato di un paio di mulattiere, ma che si perdono un po': meglio non rischiare.

Quindi proseguiamo tranquilli, tranquilli godendoci il sentierino. Perfettamente tenuto ed attrezzato, qualche tratto forse trascurato e qualche danno stagionale, ma i lavori di messa in sicurezza sono encomiabili davvero.

Prendendocela comodissima arriviamo al bivacco alle 11.40. Non c'è assolutamente dislivello: è un giro davvero tranquillo, esposto e fatto per star attenti ma godibile, per strada incontriamo una coppia che sta scendendo.

In bivacco troviamo tre ragazzi (foto bivacco). Ci chiedono se si sappia qualcosa sull'ipotetico sentiero in cresta. Dietro al bivacco c'è l'attacco per l'anello ma, leggendo l'agenda di bivacco, troviamo più di qualche segnalazione fatta da gruppi che han dovuto rinunciarvi perché non sicura la segnalazione. Ci si pensa un po' su e si decide di non tentare.

Ho cercato fra le agende del bivacco l'appunto precedente lasciato da me e Giulia (ho cercato anche il mio fantastico cappellaccio a tese che ho lasciato lì per sbaglio quattro anni fa, ovviamente non l'ho trovato) ma varie pagine erano state stracciate, talvolta le usano per accendere il fuoco: un vero peccato.

farfallettaIo ed Andrea abbiamo ben altri programmi: abbiamo deciso di fare un' "uscita pic nic", ovvero un giretto poco impegnativo e rilassante, quindi rinunciamo subito all'idea dell'avventura per tratturi non segnalati (visto poi l'attacco del sentiero e la quota da guadagnare) per abbracciare, piuttosto, quella del pisolino in bivacco, visto che ci sembra decisamente accogliente.

Dal Resettum (foto) si vedono avanzare delle nuvolacce ma la curva barometrica sembra tenere, inoltre c'è vento costante da valle e questo ci fa sperare nella fortuna.

Nuvoletta, nuvoletta,
che stai sopra a quella vetta,
la doccia non l'ho programmata
non farmi prendere una lavata,
ma se proprio devi piovere, fa' un piacere in più:
piovi almeno quando, saremo già tornati giù.

Dopo pranzo infatti ci buttiamo in branda e il vento frescolino fra le fronde dell'albero che sta giusto davanti al bivacco ci ninna e ci culla così da farci addormentare subito.

Alle 15.00 riprendiamo il sentiero per tornare indietro, dopo aver chiuso il bivacco e dopo averci caricato anche delle immondizie altrui (che gente lurida! zozzi! ). Troviamo una vipera tutta nera (varietà dei disegni), troviamo subito dopo un ramarro (vedi foto) e raggiungiamo la cascatella.
Ci siam fermati mezz'ora per farci il bagno, un bel bagnetto ci voleva. Così ci siam cambiati anche le maglie e la biancheria. Tutto un altro andare!
Alle 16.10 abbiam ripreso il sentiero con tutta tranquillità, godendoci il paesaggio (vedi Monte Fara) così alle 16.50 eravamo in macchina.

Siamo andati fin al Ponte della Molassa, a vedere l'orrido (vedi foto). La Valcellina era stupenda, era davvero fantastica, prima della diga di Ravedis. Accidenti che scempio!

Foto: Francesca
Soggetto: Erebia Styria (grazie Renata!)


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venerdì, 17 agosto 2007
andrea e michele
Foto: Iris
Soggetti: Andrea e Michele



Era davvero da un bel po' che avevamo in programma di andare a trovare Iris e Michele a Padova, tergiversando più volte.
E' stata una giornata piacevolissima per noi, spero anche per loro che - veri santi - ci han accontentato in tutto: giretti agli ipermercati, abbazie e compagnia.

Fantastici i colli. S'ha da tornarci senz'altro, ma niente ipermercati 'sta volta. lingua

La foto è stata scattata mentre prendevano il latte fresco al distributore automatico.


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lunedì, 30 luglio 2007

Foto: Francesca
Soggetti: arcipelago di Cres



Eh, ho già nostalgia.
E come non averne?

cansiglioSon stati giorni bellissimi e tranquillissimi. Andrea ha preso fitte note nel suo taccuino nuovo che, gelosamente però, non m'ha fatto leggere. Io ho invece fatto qualche foto. Qualche, perché l'attività frenetica della vacanza, consistente nello stare in amaca a leggere ed andare a leggere - invece - sugli scogli o sui ciottoli, non m'ha lasciato molto tempo per far foto.

Il mio report sarà quindi un po' così: affidato alle foto che ho fatto.

La partenza s'era rilevata davvero non promettente. All'altezza di San Giorgio di Nogaro o poco prima, entriamo in un gran nebbione (foto).

Grazie agli stradelli dell'orto insegnatici dal mitico Gabriele lo scorso anno, e dopo aver sbagliato confine (che scena, abbiamo passato il confine ed abbiamo fatto inversione fra i baracchini sgangherati di Lipice), ci troviamo senza coda subito in Slovenia.

Come al solito bellissima. La strada che taglia l'Istria regala paesaggi fiabeschi (vedi foto) e fa venir voglia di organizzare un trekking di qualche giorno per infilasi fra i boschi.

La strada è breve e il confine Croato è ben presto superato. Solita confusione per entrare ad Opatija e poi via, verso Brestova. Quella strada è davvero un girone infernale. Sarebbe bellissimo guardarsi intorno: le case, le callette, le fughe di verde e di blu dell'arcipelago del Kvarner ma s'ha d'avere solo occhi per l'asfalto. Davanti a noi una Mini Cooper gialla sfreccia all'impazzata (vedi foto).

Siam finalmente a Brestova. Al traghetto ci imbarchiamo presto, ma per un soffio (vedi foto), non rimaniamo dall'altra parte della sbarra!
Traghettiamo (vedi foto) e in mezz'ora siam di là (vedi foto): la giornata è stupenda, le nebbie sembrano lontane miglia e miglia e ce le siam ben che dimenticate.

Adesso ci aspetta un'altra ora e più. Ad Osor ci son sempre i soliti tre corvi torvi appollaiati sulla farnia diseccata dalla marciscenza dell'acquitrino salmastro nel quale vive (come può) che ci aspettano per indicarci la via del non ritorno. Avrei dovuto filmare la strada per Punta Križa : davvero, merita quel nastro liquefatto daliniano.

Frinir di cicale, Punta Križa, Pogana e dietro l'ultima curva ci siamo!

Un giretto di perlustrazione e troviamo un posto per la nostra tenda. Colonizziamo il boschetto, lo ripuliamo, prendiamo con calma le misure e ci accampiamo (vedi foto) dispiegando tutto il nostro ambaradan: amaca, cucinino, frigorifero, dispensa componibile, dependance di soggiorno con lampadario, sdraio...

Più passano gli anni più ci trasformiamo nel perfetto nonnetto olandese in campeggio!

Siamo pressoché difronte i bagni ma dentro il boschetto ombroso. Se vien comodo per gli approvvigionamenti d'acqua, risulta un po' meno elegante quando arriva il camion delle immondizie la mattina. Non tanto per l'odor di immondizia, quanto per i miasmi di gasolio che lascia dietro di sé.

Il posto è sempre bello e sempre selvatico, sempre molto selvatico... per fortuna! I daini arrivano puntuali verso le 23 a curiosare con garbo se qualcuno abbia lasciato la cena anche per loro, approfittando del buio fantastico. Che cieli stellatissimi, che favola!

A dire il vero, il posto dove c'insediammo lo scorso anno era decisamente meno illuminato e la via lattea si vedeva molto meglio. Non mi lamento però: Daneb era comunque ben chiara, Cassiopea, la Corona la Lira ... e chi le vede qui da noi?

Tramonti eccezionali (vedi foto) e pace. Non c'è nulla da fare in campeggio, nulla davvero se non leggere e nuotare e pisolare sull'amaca (vedi foto). Dieci giorni trascorsi tranquilli.

Viaggi nei dintorni? A Punta Križa (tre chilometri più su) e a Pogana (praticamente a dieci minuti di passeggiata dalla tenda) (vedi foto). La prima una vera e propria metropoli composta da venti case e una chiesa, la seconda, da dieci case e nemmeno un capitello. In compenso c'è un totem (vedi foto) eretto pressoché all'inizio della baia.

Tutto troppo tranquillo: conosco gente che ne uscirebbe pazza da dieci giorni in questo campeggio (anche solo per la dimensione e per l'invadenza dei ragni e dei sauri)!

Invece noi ne siam venuti a casa veramente contenti, sì sì.

Abbiamo nuotato, pinne e maschera muniti, tuffandoci da ogni scoglio, calandoci da ogni baia, inseguendo i pesciotti, nuotando fra branchi di pesciolini. Ce n'erano di veramente belli. Alcuni blu e uno a righe rosse e verdi che sembrava colorato con il pennarello.

Nostalgia?

Tanta!

Foto: Andrea e Francesca
Soggetti: Baia Baldarin





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domenica, 29 luglio 2007
La leggenda dei monti navigantiIl più bel libro letto in amaca durante le mie vacanze?
La leggenda dei monti naviganti di Paolo Rumiz.
Bellissimo: uno di quei racconti di polvere e chilometri che ti mettono addosso odore di gomma, di olio, di carbolineum. Di storie, curiose alcune, crude altre, tenere talaltre, che ti tiene incollato alle pagine. Nomi noti ed anche posti noti, quando parla delle nostre Alpi, luoghi fantastici e spaccati di storia del nostro paese, che ti fan venir voglia di partire immediatamente.

L'Appennino poi, a me pressoché totalmente sconosciuto, m'ha affascinato e rapito.

Bellissimo, fantastico.. l'ho già detto?
Par di sì.

Il racconto inizia dalle Alpi Dinariche, svelando subito l'ignoranza geografica pelosa, dell'italiano a scolarizzazione classica (il perché cercatelo sul libro).
Ce le avevo giusto davanti, ce le avevo giuste sotto: ci avevo piantato i picchetti. Cosa voler di più?
Raccomandatissimo a tutti coloro che viaggiano, o sognano di farlo, o amano leggere di viaggi, o amano Paolo Rumiz.

Altri libri letti.

Lilith o l'aspetto inquietante del femminile di Jacques Bril - ECIG.

Tutta la parte mitologica è la solita citazione dei soliti Eliade, Levi-Strauss e Jung: niente di nuovo. La parte antropologica lascia in bocca la domanda "ben ma tutto qua? già si sapeva". La parte che si occupa di analizzare tutte le affinità europee ed arabe.. con qualche asserzione tirata, davvero, per i capelli (ed il resto son ovvietà). La sezione dedicata all'etimologia ti fa bramare qualche milligrammo di eparina... le evocazioni letterarie idem.
Insomma: non m'è affatto piaciuto.


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mercoledì, 04 luglio 2007
Cambio repentino di vento e gran grandinata. Che tempaccio oggi, ma che tempo farà sull'isola di Cres? Ho una voglia di vacanze...
Così mi son messa la web cam del baracchino del gelataio di Cres in blog: tengo sott'occhio il lungomare e sogno.

Qui invece è Opatija.
(Questa è una web cam, non è un'immagine)




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martedì, 26 dicembre 2006
Senza riscaldamento

Soggetto: Jenny
Foto: Francesca


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venerdì, 22 dicembre 2006
Se ti deve cadere il tramezzino?
Ti cade dalla parte della maionese.

Ovvio, è la parte più pesante


Quando ti finisce da bombola del gas?
Mentre stai facendo da mangiare.

Ovvio, non potrebbe essere altrimenti.

Ma a me una volta finì durante i preparativi della cena dell'ultimo dell'anno (una cena solitaria, ahimè) e l'odor di congiura, beffa e cattiveria, mi si scusi, lo sentìi. Rimediai folcloristicamente con le bombole del gas del campeggio.

Peccato stessi preparando della roba al forno.

Quando ti va in blocco il riscaldamento e ti trovi la casa sottozero?
Il venerdì 22 dicembre.

Pregasi voler notare che domani é sabato, che dopo domani è domenica, che lunedì sarà Natale e che martedì sarà Santo Stefano.
Pregasi considerare che oggi pomeriggio sarebbe stato l'unico pomeriggio che avevo a disposizione per passarlo con mia cugina, dato che la serata m'è stata monopolizzata dagli isterismi e dalle pretensiosità pre-natalizie parentali senza possibilità alcuna di accenno di contrattazione, senza possibilità di dire "ehm, veramente sarebbe l'unica sera che..." con ricatto, minaccia ed annessi preventivi, ma che dovrò spenderlo a pregare (sperando poi che vi siano, cosa anche non possibile) che il caldaista passi a vedere cosa sia accaduto, che l'idraulico mi grazi della sua risposta al telefono e che l'Amministratore non sia sulle piste da sci. In caso il tutto dovrebbe essere procrastinato durante il numero tre giorni prima della seconda trance di festività: sabato 30, domenica 31, lunedì primo gennaio.

Io credo che come punizione natalizia, sia geniale.
Io credo di non meritarmela assolutamente.
Io credo che il Natale potrebbe anche andarsene a FrisanCo ché a me fa pure uguale.
Io intanto sopravvivo ugualmente! TZE!



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venerdì, 18 agosto 2006
a principale causa dei cambiamenti climatici in Kvarner è assolutamente la vicinanza del grande massiccio del Gorski Kotar, e dell’alta montagna che prende il nome di Uèka (Monte Maggiore), i cui pendii scendono fino al mare. Di fronte all'Uèka, guardando dalla sua cima alta quasi 1500 metri, sotto le acque del mare, sul fondo del golfo del Quarnaro si estende il lungo massiccio di montagna - Velebit, il quale è senza dubbio la principale causa del noto vento di nordest: la bora.


La bora è stata descritta in molti libri professionali, ma anche in quelli che esprimono ammirazione o paura di fronte alla sua forza. Non tenendo conto dei fatti, cioè come nasce, dove nasce, dove muore, la bora è, potremmo dire, impetuosa e superficiale. Scende dai ripidi pendìi di montagna sul mare e come se non avesse il tempo di fermarsi sul mare. Come se volesse sorvolare il mare e andare in altro luogo, perché la bora si annoia sul mare. È capricciosa, soffia a intervalli, con buffi improvvisi, non le importa molto dei turisti nautici.

Lo scirocco, a differenza della bora, proviene dalle profondità marine, procede con pazienza, ondeggia per giorni, non ha fretta, e anche se il più delle volte porta la pioggia - ha in grande stima i turisti nautici. Non soffia con forza temporalesca già il primo giorno, avvisando tutti quelli che navigano di nascondersi in altro luogo davanti alle sue forti onde, se non sono abbastanza esperti della navigazione. Lo scirocco (vento da sud-est) entra nel Quarnaro a onde alte che, quando il mare è molto grosso, vengono quasi dall’Otranto. Il più pericoloso è nel Kvarneri/Quarnarolo, dove i turisti nautici, cercando di rifugiarsi per sfuggire alla furia del mare aperto, sperano di trovare il mare più calmo. Ma qui lo scirocco viene preso da una specie di rabbia, sentendo forse di poter perdere forza subito dopo Plavnik.

Il maestrale, vento caro ai turisti nautici (proveniente da nord-ovest), sembra non avere abbastanza impeto e non penetra fino in fondo al golfo del Quarnaro.

A differenza del maestrale, in fondo al golfo del Quarnaro (a Preluka) il vento preferito dei windsurfisti si chiama tramontana, ed è difficile ricordarsi di un giorno senza questo vento freddo e forte che soffia da nord e porta la freschezza dalle montagne, arrivando fino alle sponde settentrionali delle isole di Krk e Cres.
Se è vero che la parte settentrionale dell’isola di Cres abbia preso il nome dal vento che vi soffia giornalmente (Tramontana), allora l’isola di Cres rientra bene nella maniera consueta della denominazione geografica, perché i venti portavano sempre i nomi della terra. E sembra naturale che la terra, che è qualcosa di solido e costante, non possa portare il nome di qualcosa di tanto imprevedibile e incostante come lo è il vento.

Sebbene esistano molti racconti che narrano come e da che cosa i venti hanno preso nome, si parla spesso di quell’epoca in cui l’isola di Krf/Corfù era un importante centro commerciale, e i venti portavano i nomi delle terre da cui soffiavano fino all’isola di Krf. La bora si chiama grecale, perché soffiava dai pendìi della Grecia, il libeccio dalla Libia, lo scirocco dalla Siria ... Nonostante i venti descritti, la loro frequenza, la loro forza, i turisti nautici, pensando al Quarnaro, parlano per lo più di temporali. Quelli che hanno vissuto i temporali, non li dimenticheranno mai e ne parleranno ancora per molto tempo.


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giovedì, 17 agosto 2006
Tramontana
E' il vento del nord che proviene dalle regioni polari, e' freddo e umido in Germania mentre e' freddissimo e secco nelle regioni italiane.
E' un vento che spira a raffiche; di solito porta tempo asciutto, cielo sereno e visibilita' ottima.
Assume nomi vari (Aquilone, Buriana, etc.) secondo le regioni di provenienza e delle leggere variazioni di direzione.
Il piu' noto e' la Bora che soffia da ENE, specie nei mesi invernali sul golfo di Trieste e sul Quarnaro, e la cui azione e' pero' sentita su tutto l'Adriatico.

Grecale (o Greco)
Vento da Nord-Est con leggere variazioni di provenienza; e' un tipico vento invernale; e' freddo e asciutto e deve il suo nome al fatto che gli antichi navigatori del Mediterraneo centrale ritenevano che provenisse dalla Grecia.
Porta tempo buono e cielo sereno. Come la tramontana anche il grecale spira a raffiche.

Levante
Vento fresco che spira da est, di debole intensita'; nel Tirreno di solito preannuncia l'arrivo delle perturbazioni da Scirocco. E' un tipico vento invernale che nel Mediterraneo e' accompagnato da pioggia e tempesta.

rosa dei ventiScirocco
E' il vento di sud-est, proviene dal deserto del Sahara e in origine e' secco e infuocato; attraversando il Mediterraneo, pero', si carica d’umidita' e nelle regioni settentrionali italiane spira come un vento caldo umido apportatore di piogge e nebbie.
Porta di solito tempo nuvoloso al nord, mare mosso, visibilita' scarsa e puo' durare molto a lungo.

Ostro o Mezzogiorno o Austro
Vento meridionale d'effetto debolissimo. La sua azione e' scarsamente sentita nei mari italiani.
E' apportatore di piogge e tempeste; deriva il suo nome da auster che era il nome latino del vento che gli stessi romani chiamavano anche nothus.

Libeccio (o Garbin)
E' il vento di sud-ovest che i Romani chiamavano africo o ponente iemale; spira dalla Libia e venne cosi' chiamato all’epoca delle Repubbliche marinare. E’ generalmente vento di tempesta.
Vento di caratteristiche particolari perche', pur essendo un vento di mare, ha poche caratteristiche di tali venti.
Generalmente nasce molto velocemente, sviluppandosi fino a raggiungere una potenza eccezionale, per poi calmarsi con la stessa rapidita' con cui e' nato.
E' il vento che segue le perturbazioni per cui cessato il suo effetto, di solito si ha un innalzamento della pressione con conseguente arrivo di tempo buono e cielo sereno.

Ponente (o Espero)
E' il vento che, come dice il nome, spira da Ovest; e' un vento tipico che spira nel periodo estivo sulle coste laziali ed e' originato dal diverso riscaldamento della terra e del mare. Esso penetra nella terraferma fino a Roma determinando una gradevole frescura; a Roma viene chiamato ponentino. Gli antichi Romani lo chiamavano favonio o zefiro.
Vento estivo, fresco e pomeridiano, la sua influenza e' sentita sul Tirreno e sull'Adriatico centro-meridionale.

Maestrale (o Maestro)
E' il vento di nord-ovest che i Romani chiamavano chorus o circius; insieme al Libeccio e' tipico del Mediterraneo centrale, spira ad una velocita' che puo' superare i 120 km orari; e' asciutto ed e' un vento di burrasca soprattutto sulla Sardegna e sulla Corsica. E’ il vento piu' impetuoso e annuncia l’inverno.
E' un vento di caratteristiche simili alla tramontana, solo di forza piu' elevata, da cui il nome  maestro dei venti.
Porta tempo freddo, asciutto e sereno. Interessa durante i mesi invernali, principalmente l'alto Tirreno ed il mar Ligure, giungendovi dalle vallate del Rodano e golfo del Leone.



 
Una cosa m'ero prefissata per questa vacanza.
Io, bestia di pianura, al limite, da boschi, mi son ritrovata ad essere un vero cane nel conoscere e riconoscere i cambiamenti atmosferici una volta importatami da qualsiasi parte non vi fosse una catena di montagne di riferimento.

A forza di elucubrazioni ero riuscita a capire, guardando e riguardando l'orografia della penisola, come si muovessero i venti ed il tempo in Istria, ma ora la sfida era un'isola.

Essendo panteista mi sentivo a disagio nell'approciarmi ad un luogo avulsa della sua storia, della sua tradizione e dei suoi aspetti antropologici e geografici: per questo, prima di partire, m'ero letta qualcosa ed in vacanza mi son portata tutti libri "a tema".

Ne parlavo nella sezione "Preparativi"
e nella sezione "Divagazioni"

E sempre questa mia matrice mi ha indotto, non solo a tentare d'ingraziarmi - o comunque non essere sgradita - ai genius loci, ma anche al desiderio di entrare in sintonia più intima con il posto.

La mia vecchia polemica verso chi pedissequamente, affidandosi alla bibliografia spicciola, mi parla di  venti piacevoli e forieri di "cose nuove" proveniente da Est, ma nel Michigan (ostinandosi a tentare operatività Cunnighamiane quando - scopri poi - non sono in grado di distinguere un Levante da una Bora), mi ha indotto ad approfittare della vita  all'aria aperta e in un luogo magnifico, proteso verso il mare, ad imparare a riconoscerli e sentirli.

Non posso dire d'esservi riuscita appieno, ma la mia attenzione, i miei sensi, erano sempre e costantemente rivolti verso quest'intento e sensazioni ed intuizioni, piano, piano, si son affacciate e mi son impegnata a riconoscerle ed interpretarle. Ci sto ancora riflettendo: paragonando, annusando, sentendo.

Provvidenziale, inaspettato (le solite "coincidenze") è stato l'aiuto di un nostro vicino: un signore simpaticissimo, gommonauta, padovano il quale m'ha prestato volentieri il suo libro delle carte nautiche del Kvarner dove (in modo terribile) ho trovato la traduzione di una breve guida per il riconoscimento dei venti.
Per ringraziarlo, l'ultimo giorno, gli ho regalato il mio libro di
Hans Kitzmüller che ha ispirato il titolo di questo blog.

Spero di aver presto il tempo per parlare un po' dei venti, sia per il loro aspetto
meteorologico usuale che quello legato a quella innegabile matrice "teo" che si ritrova nel termine e delle nuvole, altra cosa che mi son goduta a 360 gradi.

Scala Beaufort





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Francesca ha scritto questo per la categoria: Illic e tunc

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